Sembra Artico, ma è deserto. Brilla come neve, ma è polvere tossica. Al Xposure International Photography Festival 2026, in corso ad Aljada, a Sharjah, la fotografa e fotogiornalista indiana Smita Sharma, collaboratrice di National Geographic, ha accompagnato il pubblico in un viaggio perturbante dentro una bellezza che inganna. Un racconto per immagini che smaschera il modo in cui la distruzione ambientale può essere trasformata in attrazione turistica.
Il progetto, presentato nel talk “The Snow Illusion”, documenta il Kishangarh Dumping Yard, nello Stato indiano del Rajasthan: una distesa bianca che ricorda i paesaggi polari ma che in realtà è composta da cenere e polvere di marmo, scarto dell’industria lapidea più grande del Paese. «Non è solo un paesaggio – ha spiegato Sharma – è un paradosso, dove i rifiuti incontrano la meraviglia e l’illusione diventa una fonte di reddito».
Quel bianco accecante, che sotto il sole del deserto assume contorni quasi irreali, è oggi promosso come destinazione turistica. Influencer, visitatori locali e servizi fotografici pre-matrimoniali affollano un luogo che viene venduto come una sorta di Svizzera artificiale, accessibile a chi non può permettersi la neve vera. Ma sotto la superficie, ha ricordato la fotografa, si nascondono tossicità, esposizione alle polveri e gravi danni ambientali.
Sharma ha lavorato su questo progetto per quattro anni, raccontando un’economia costruita attorno allo scarto. Nel distretto di Kishangarh operano circa 1.800 unità di lavorazione del marmo; lo scarico continuo dei residui ha portato alla saturazione del primo sito di smaltimento già nel 2012. Intorno a quell’area sono nati caffè, sale per ricevimenti, una struttura ospedaliera e perfino un eliporto. Un sistema che, secondo la fotografa, ignora i rischi sanitari non solo per i turisti, ma soprattutto per i 25 mila lavoratori, in gran parte provenienti dagli Stati più poveri dell’India.
Nel suo intervento, Sharma ha spostato lo sguardo oltre la denuncia ambientale, trasformando il reportage in una riflessione più ampia sul presente. «Forse non è solo una storia sul marmo o sull’ambiente. Forse è una storia su di noi e su ciò che siamo diventati», ha osservato. «Una società che nasconde la realtà dietro i filtri e costruisce bellezza a partire dal degrado, pur di apparire felice».
Parole che risuonano come un monito nell’epoca delle esperienze curate, dei luoghi costruiti per essere fotografati e condivisi, anche quando il prezzo da pagare è la rimozione della verità. Ed è proprio qui che il lavoro di Sharma trova la sua forza: nell’obbligare lo spettatore a interrogarsi sul confine sempre più labile tra estetica e responsabilità.
Xposure 2026, che celebra il suo decimo anniversario con il tema “A Decade of Visual Storytelling”, si conferma così non solo una vetrina internazionale della fotografia, ma uno spazio di confronto critico sul potere delle immagini e sul loro ruolo nel raccontare – o mascherare – il mondo. Il festival è in programma a Sharjah fino al 4 febbraio 2026.