Andreola, dal 1984, interpreta la viticoltura eroica come elemento identitario. Le forti pendenze delle colline impongono un lavoro interamente manuale (in vendemmia, nei casi più estremi, supportato anche da sistemi di carrucole), rendendo il rapporto tra uomo e territorio il vero motore della qualità. Situata a Col San Martino, nel comune di Farra di Soligo, nel cuore delle colline di Conegliano Valdobbiadene, l’azienda opera in un contesto dalle condizioni pedoclimatiche ideali, dove rilievi ripidi, clima temperato ed escursioni termiche favoriscono da sempre la viticoltura. Questo paesaggio, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, è il risultato di un equilibrio costruito nel tempo: la coltivazione su ciglioni inerbati e la disposizione geometrica dei filari danno vita a un mosaico agricolo-boschivo in cui vigneti, boschi, siepi e filari convivono in modo armonico.
All’interno di questo sistema, i boschi svolgono un ruolo fondamentale. Essi contribuiscono innanzitutto a creare un ambiente ricco di biodiversità, offrendo habitat naturali per numerose specie animali e vegetali. La vicinanza tra aree coltivate e zone forestali favorisce infatti un equilibrio ecologico che si riflette positivamente anche sulla vite, inserendola in un contesto più sano e resiliente. In molte aree, dove la forte pendenza rende impossibile l’uso dei macchinari, il lavoro manuale diventa indispensabile. In questo contesto, i boschi non sono solo un elemento del paesaggio, ma svolgono un ruolo concreto: aiutano a mantenere l’equilibrio naturale del territorio e supportano le pratiche agricole tradizionali, rendendo la viticoltura più sostenibile. Un ulteriore aspetto riguarda la stabilità del suolo. In un ambiente così fragile dal punto di vista morfologico, l’alternanza tra vigneti e aree boschive aiuta a contrastare i fenomeni erosivi, soprattutto quando associata a tecniche come i ciglioni inerbati. Il sistema nel suo complesso risulta quindi più stabile e capace di resistere alle criticità legate alla conformazione del terreno.
Le superfici boschive del Conegliano Valdobbiadene ricoprono oggi circa il 57% del territorio, contro il 30% di vigneti, il 9% di altre colture e il 4% di aree urbanizzate, evidenziando un paesaggio ancora fortemente naturale. In questo contesto, i boschi rappresentano un serbatoio ecologico fondamentale. Le specie arboree maggiormente presenti includono acero, carpino, frassino e olmo; in alcune microaree è presente anche il castagno, legato a tradizioni locali e a produzioni tipiche come la DOP di Combai-Miane. Nei versanti più freschi delle valli compaiono con maggiore frequenza anche acero e tiglio, che arricchiscono ulteriormente la complessità forestale. Nelle fasce di transizione tra bosco e vigneto si sviluppano inoltre specie arbustive tipiche delle siepi campestri, che svolgono un ruolo ecologico decisivo. Robinia pseudoacacia, biancospino, prugnolo e nocciolo creano corridoi ecologici e offrono rifugio e nutrimento a numerosi insetti utili, contribuendo indirettamente alla salute del vigneto e alla regolazione naturale degli ecosistemi agricoli. In alcune aree non è raro trovare anche l’olivo, testimonianza della presenza di piccoli produttori locali e di una progressiva diversificazione colturale.
Questo sistema, tuttavia, è intrinsecamente fragile e richiede un costante mantenimento dell’equilibrio. La prossimità tra bosco e vigneto, se da un lato rafforza la biodiversità e la resilienza del paesaggio, dall’altro, in alcuni casi, potrebbe comportare criticità fitosanitarie, come la presenza di insetti vettori di fitoplasmosi, che non devono essere sottovalutati. Inoltre, la fauna selvatica presente nei boschi può in alcuni casi incidere direttamente sulla produzione, arrivando a consumare l’uva prima della vendemmia.
Andreola, con circa 110 ettari vitati, 50 ettari di bosco e circa 1 ettaro di oliveti, si colloca pienamente in questo sistema, contribuendo alla conservazione di un paesaggio agricolo-boschivo che vive proprio della sua interdipendenza tra elementi naturali e coltivati.
DATI AGGIUNTIVI PER LE RIVE
Il prodotto “Rive” nasce dai vigneti più ripidi e vocati, permettendo di conoscere più a fondo ilterritorio. Nella denominazione sono presenti 43 “rive”, e ognuna esprime una diversa peculiarità di suolo, esposizione e microclima. Nel caso del Rive, la produzione è ridotta a 130 quintali per ettaro, le uve vengono raccolte esclusivamente a mano e in etichetta vengono indicati sia il millesimo sia il nome della singola “riva”. Andreola ha saputo valorizzare al meglio questa caratterizzazione delle sottozone. Oggi, grazie alla produzione di ben sette etichette, la cantina vanta il maggior numero di Rive nel catalogo nell’ambito della Valdobbiadene DOCG.
| ETICHETTA | ZONA | ETTARI | SUOLO |
| 26° I | Col San Martino | 4 | Conglomerato calcareo + Marna calcarea |
| Aldaina al Mas | Guia | 6 | Marna calcarea |
| Marna del Bacio | San Pietro di Barbozza | 2 | Marna calcarea + Biancone affiorante |
| Col del Forno | Refrontolo | 6 | Compresenza di Conglomerato calcareo, Marna calcarea ed Arenaria |
| Mas de Fer | Soligo | 5.7 | Conglomerato Calcareo |
| Vigna Ochera | Rolle | 4 | Argilliti e Medio impasto ricco di Limo |
| Nazzareno Pola (Dirupo) | Santo Stefano | 1 | Arenaria e Marna calcarea |