Italia allo specchio: cinque voci visive italiane tra moda, natura e civiltà a Xposure Dubai-Sharjah

Accanto alla scena internazionale di Dubai, normalmente associata a grandi eventi commerciali e culturali, Sharjah — emirato confinante e parte degli Emirati Arabi Uniti — ha costruito negli ultimi anni una reputazione ben più profonda sul fronte artistico e culturale. La città, conosciuta come un polo culturale dell’area e riconosciuta internazionalmente per iniziative nelle arti, nell’editoria e nella fotografia, ospita infatti il Xposure International Photography Festival, uno dei più importanti appuntamenti al mondo nel campo delle arti visive.

Organizzato dallo Sharjah Government Media Bureau, il festival ha raggiunto nel 2026 la sua decima edizione con il tema “A Decade of Visual Storytelling”, confermando Sharjah come centro di produzione culturale a livello internazionale.

L’evento trasforma ogni anno il nuovo distretto Aljada — un hub creativo e urbano vicino al centro di Sharjah — in una gigantesca piattaforma di narrazione visiva. In sette giorni, decine di migliaia di visitatori esplorano centinaia di mostre, talk, workshop specializzati, revisioni di portfolio e proiezioni cinematografiche legate all’immagine.

Più di una semplice rassegna espositiva, Xposure è progettato come un laboratorio di confronto tra professionisti, studenti e pubblico, un luogo dove l’arte si misura con le grandi questioni globali: dalla crisi climatica alla memoria collettiva, dal reportage sul campo alla ricerca estetica. Con oltre 420 artisti da più di 48 Paesi in campo, il festival è diventato un punto di riferimento per chi guarda alla fotografia come disciplina creativa e mezzo di impegno sociale.

Sharjah, così, non è solo luogo d’arrivo per artisti e visitatori internazionali: è diventata una piattaforma dove l’arte visiva si intreccia con l’identità culturale e la visione contemporanea, offrendo un contrasto interessante con la vicina Dubai — più orientata a grandi eventi mainstream — e stabilendo gli Emirati come crocevia globale della fotografia.

Cinque sguardi italiani, cinque modi diversi di attraversare il presente. Alla fiera Xposure International Photography Festival di Dubai, l’Italia si presenta con una pattuglia eterogenea e autorevole di autori, capaci di coprire l’intero spettro della fotografia contemporanea: dalla moda concettuale al fotogiornalismo ambientale, dalla ricerca editoriale alla fotografia fine art.

Lucia Giacani porta a Dubai il rigore visionario della fotografia di moda italiana. Milanese, classe 1976, oltre diciotto anni di carriera internazionale, Giacani è riconosciuta per un linguaggio audace, surreale, dichiaratamente femminile, che fonde eleganza italiana e riferimenti colti alla storia dell’arte. A Xposure la sua presenza non è solo espositiva, ma anche simbolica: le immagini, già apparse su Vogue Italia, Harper’s Bazaar e L’Officiel, raccontano identità stratificate, nostalgie contemporanee, corpi come luoghi di narrazione. Premiataa con l’Italian Excellence nel 2025, Giacani conferma a Dubai il ruolo di una delle voci più originali della fashion photography europea.

Dal glamour concettuale al terreno ruvido del reportage. Matilde Gattoni, fotografa franco-italiana, rappresenta l’anima documentaria del gruppo. Da oltre vent’anni lavora su quattro continenti, intrecciando questioni ambientali e diritti umani. Le sue immagini, pubblicate da TIME, The New York Times e National Geographic, arrivano a Xposure come parte di un racconto lungo, coerente, spesso doloroso. I progetti sviluppati con il giornalista Matteo Fagotto sulle comunità indigene e sulla crisi climatica restituiscono una fotografia che non cerca l’effetto, ma l’urgenza. A Dubai, Gattoni porta storie che parlano di oceani violati, territori sfruttati, comunità in resistenza.

Più intimo, quasi silenzioso, il contributo di Marco Ronconi. Fotografo ed editore, fondatore di Kamui Editions, Ronconi lavora soprattutto in bianco e nero, su immagini minimali che indagano la natura come spazio mentale prima ancora che geografico. I suoi libri, Chiaro Scuro e Hueco Mundo, sono esercizi di sottrazione, dove la fotografia diventa pausa, riflessione, equilibrio. A Xposure il suo lavoro dialoga con un pubblico internazionale attento alla fotografia come esperienza contemplativa, lontana dalla spettacolarizzazione.

Radicalmente politico è invece lo sguardo di Alessandro Cinque, classe 1988, fotogiornalista italiano residente in Perù. Le sue immagini raccontano le conseguenze sociali e ambientali delle industrie estrattive in Sud America, con particolare attenzione alle comunità indigene colpite dall’attività mineraria. A Dubai, Cinque porta un lavoro che non concede neutralità: le sue fotografie mostrano ferite aperte, territori compromessi, conflitti tra sviluppo e diritti. È un fotogiornalismo che prende posizione, che usa l’immagine come strumento di denuncia.

Chiude il quintetto Riccardo Magherini, interprete di una fotografia fine art che lavora sui confini della percezione. Le sue composizioni stratificate, astratte, trasformano frammenti di esperienza in narrazioni visive complesse, dove spazio e memoria si confondono. A Xposure, Magherini propone un linguaggio che sfida la lettura immediata, invitando lo spettatore a un confronto più lento, quasi meditativo, con l’immagine.

Cinque autori, cinque percorsi diversi, un’unica costante: la capacità della fotografia italiana di parlare al mondo senza perdere profondità. A Dubai, dentro una fiera che mette in dialogo culture e linguaggi globali, l’Italia non si presenta come scuola compatta, ma come arcipelago di visioni. Ed è forse questa la sua forza più autentica.

" Redazione : ."