Dal cuore di San Liberale al prato di San Siro: Alphadjo Cisse è Rossonero

C’è un filo invisibile che unisce la periferia di Treviso alla scala del calcio. Un filo che corre lungo i campi dell’Indomita 21, passa per il rigore del Giorgione e l’esplosione di Verona, fino a fermarsi oggi a Casa Milan. Il suo cognome è Alfagio, ma il mondo sta imparando a chiamarlo Alphadjo Cisse (mi raccomando, senza accento).

Il Milan ha deciso di blindare il futuro della baby nextgen azzurra con un investimento pesante: 8 milioni di euro più 2 di bonus. Una cifra che scotta, certo, ma che vale ogni centimetro del suo talento. Lo abbiamo strappato alle sirene olandesi, a quell’Eredivisie che solitamente ci ruba i gioielli per lucidarli altrove. Stavolta no. Il “pezzo pregiato” resta a casa.

Un piede “sensibile” e un’anima d’acciaio

Cisse non è il gigante che sovrasta gli altri, i suoi 181 centimetri sono però pura potenza muscolare. È un giocatore massiccio, esplosivo, uno che ama l’uno contro uno e il calcio offensivo. Qualcuno ha osato scomodare il nome di Lamine Yamal; noi preferiamo lasciar stare i paragoni maledetti e goderci la realtà: un ragazzo di 19 anni che in Serie B ha già timbrato il cartellino 6 volte, dimostrando un cinismo e una furia agonistica rari per la sua età.

Ma non fatevi ingannare dalla cattiveria agonistica. Fuori dal campo, Alphadjo è il ragazzo della porta accanto:

“Sono una persona semplice, sto con gli amici, gioco alla Play. Mi sto preparando per prendere la patente. Cose normali.”

La parabola di un predestinato

La sua storia ha il sapore di un reportage d’altri tempi. San Liberale, un quartiere nato nel dopoguerra per chi doveva ricominciare da zero, oggi è la culla del suo sogno. Figlio di genitori arrivati dalla Guinea per costruire un futuro, Alphadjo quel futuro se l’è preso di forza.

Dai primi passi a Monigo con gli istruttori Buranello, Graziati e Vidotto, fino alla chiamata dell’Hellas Verona nel 2020. Chi lo conosce dai tempi dell’Indomita, come Gianfranco Chinellato, parla di un “calciatore serio, un esempio per gli altri”. Anche il sindaco Mario Conte lo ha eletto a simbolo della Treviso che ce la fa: quella che parte dalla periferia e arriva nell’Olimpo.

Perché il Milan?

Perché abbiamo bisogno del suo piede da ph 5.5, quella sensibilità rara che lo rende letale sulle punizioni. Dopo l’assaggio di Serie A con il Verona (esordio contro l’Inter e minuti pesanti contro Lazio e proprio contro il Milan), Alphadjo è pronto per il salto definitivo.

Arriva a Milanello un ragazzo che sa cosa significa il sacrificio, che ha scelto la maglia azzurra nonostante il corteggiamento della Guinea, e che vede nel calcio non solo un mestiere, ma una missione.

Benvenuto Alphadjo. Dalla “Popolare” di San Liberale alla “Curva Sud” di San Siro, il passo è lungo, ma il tuo scatto è quello giusto.

" Redazione : ."