Colvendrà, un secolo tra le vigne di Refrontolo. E quel nettare d’ambra che racconta il tempo

C’è un punto esatto, tra le colline di Refrontolo, in cui il paesaggio sembra fermarsi per lasciare spazio alla memoria. È il cuore del territorio del Prosecco Superiore di Conegliano-Valdobbiadene, dove le vigne si arrampicano sui versanti e le case coloniche custodiscono ancora il profumo del mosto. Da cent’anni, qui, si rinnova la storia della famiglia Colvendrà, un nome che oggi appartiene tanto al passato quanto al futuro del vino veneto.

Fondata agli inizi del Novecento, Colvendrà ha attraversato un secolo di trasformazioni restando fedele a una sola idea: che la vigna sia prima di tutto un’eredità morale. “Mio nonno diceva che la terra non si possiede, si custodisce per chi verrà dopo,” racconta Giuseppe, erede e continuatore della tradizione insieme ai figli. Oggi è lui a guidare l’azienda con la stessa sobrietà che ha sempre contraddistinto la famiglia, unendo alle pratiche della viticoltura eroica la sensibilità contemporanea per l’ambiente e il paesaggio.

Le colline di Refrontolo, adagiate tra il Piave e la corona delle Prealpi, offrono uno scenario straordinario. La composizione argillosa dei terreni, ricca di minerali e capace di trattenere l’umidità, conferisce alle uve equilibrio vegeto-produttivo e concentrazione aromatica. Le esposizioni soleggiate, mitigate dalle brezze del Nord, permettono maturazioni lente e regolari. Tra filari e piccole macchie di bosco, le vigne di Colvendrà disegnano un mosaico che pare un affresco: siepi, ciglioni erbosi, un ordine naturale mai forzato, frutto di una visione agricola che mette al centro la bellezza del paesaggio rurale.

Se il Prosecco Superiore rappresenta la cifra più immediata di questa terra, è nel Refrontolo Passito DOCG che Colvendrà trova la sua espressione più intima e identitaria. È un vino che nasce da una varietà antica, la Marzemino, allevata qui fin dai tempi della Serenissima e cantata persino da Mozart nel Don Giovanni. A Refrontolo, questo vitigno scuro e generoso ha trovato il suo habitat ideale: grappoli spargoli, acini dalla buccia sottile, perfetti per l’appassimento naturale.

Dopo la vendemmia, le uve vengono adagiate in piccoli plateaux, lasciate asciugare lentamente per settimane finché il sole autunnale non concentra zuccheri e profumi. Solo a dicembre si procede con la pressatura soffice, e il mosto, denso come miele, fermenta e matura in legno. Il risultato è un vino di sorprendente profondità, che nel calice si presenta di un colore ambrato intenso, con riflessi rubino. Al naso, profumi di marasca sotto spirito, fichi secchi, cacao e note di vaniglia: un intreccio di dolcezza e complessità che incanta senza mai stancare. In bocca, la trama è vellutata e persistente, con un equilibrio perfetto tra morbidezza zuccherina e vena acida, capace di dare slancio e freschezza anche dopo lunghi minuti di degustazione.

Il Refrontolo Passito di Colvendrà è uno di quei vini che chiedono silenzio. Lo si capisce subito, al primo sorso: non serve interpretarlo, basta ascoltarlo. È un racconto di tempo e di pazienza, un piccolo miracolo enologico nato dalla capacità di rispettare i ritmi della natura. “Ogni annata è diversa, ma tutte portano con sé l’impronta del nostro colle,” spiega Giuseppe, mentre indica con orgoglio le vigne più antiche, quelle piantate dal nonno. “Questo vino non è solo frutto dell’uva, ma del vento, della terra e delle mani che lo accompagnano.”

Oggi Colvendrà è un’azienda moderna che continua a crescere senza perdere il suo spirito artigiano. Le pratiche agronomiche sono attente alla biodiversità, con vigne intervallate da siepi e piccoli boschi che garantiscono equilibrio ecologico e bellezza paesaggistica. In cantina, la tecnologia serve a sostenere, non a sostituire, l’esperienza: il controllo delle temperature, la pulizia rigorosa, la selezione manuale delle uve. Tutto concorre a un obiettivo solo: esprimere al meglio la verità del territorio.

Il Refrontolo Passito, servito leggermente fresco, accompagna con naturale eleganza i dolci a base di cioccolato, le crostate di frutti rossi o un semplice formaggio erborinato. Ma più di ogni abbinamento, ciò che resta è la sensazione di bere un vino che parla la lingua delle colline, che restituisce al palato la dolcezza dell’autunno e la forza del tempo.

Cent’anni dopo la fondazione, Colvendrà continua a essere una delle testimonianze più autentiche dell’enologia veneta, un punto d’incontro tra la saggezza contadina e la precisione moderna. A Refrontolo, dove la luce sembra più dorata e l’aria sa di bosco e mosto, la famiglia Colvendrà non produce solo vino: custodisce un’eredità. E il suo Refrontolo Passito è, in fondo, un modo per ringraziare la terra.

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