Chiavennasca d’altura: il Rosso di Valtellina 2024 di Le Strie racconta la montagna

Tra i muretti a secco che disegnano i versanti di Teglio, cuore storico della valle, l’Azienda Agricola Le Strie firma un Rosso di Valtellina 2024 che interpreta la Chiavennasca con rigore e sensibilità contemporanea. Siamo nella fascia vocata della Valtellina Superiore, dove la viticoltura è eroica per definizione e la pendenza impone manualità, selezione e rese misurate.

Le uve – 100% Nebbiolo, localmente Chiavennasca – provengono dai vigneti terrazzati aziendali. La raccolta, a metà ottobre, avviene in cassette da 20 chili per preservare l’integrità degli acini. La resa è di 75 quintali per ettaro, con un rapporto uva/vino del 65%: in totale 2.400 bottiglie, numeri che parlano di scala artigianale e controllo qualitativo.

Vinificazione: tecnica al servizio della finezza

In cantina si procede con diraspatura e fermentazione in acciaio inox, con sette giorni di macerazione sulle bucce. Una scelta calibrata: estrarre colore e aromi senza irrigidire la trama tannica. Durante la fase tumultuosa viene effettuato un delestage, funzionale a una migliore estrazione polifenolica e all’allontanamento di parte dei vinaccioli, così da evitare cessioni tanniche eccessive.

Terminata la fermentazione – zuccheri residui 0,4 g/l – il vino affina sei mesi in acciaio e altri sei in botte grande di rovere. Il legno non invade, ma accompagna. I dati analitici – 12,5% vol., acidità totale 5,17 g/l, estratto secco 25 g/l – delineano un profilo giocato su tensione, bevibilità e definizione aromatica più che su concentrazione.

La degustazione: precisione alpina

Nel calice, servito a 16 °C, il Rosso di Valtellina 2024 di Le Strie si presenta con un rubino luminoso e trasparente, coerente con la varietà e con una vinificazione orientata alla finezza. L’unghia appena sfumata suggerisce delicatezza più che potenza.

Il bouquet è nitido: ciliegia fresca, lampone, ribes rosso. Poi una sfumatura floreale di violetta e un soffio di erbe alpine che rimanda al paesaggio. L’influsso della botte grande è discreto, quasi didascalico: una lieve speziatura che non copre la matrice fruttata.

In bocca l’attacco è secco, coerente con il residuo zuccherino quasi nullo. Il tannino è presente ma ben cesellato, leggermente tannico come da scheda tecnica, con una grana fine che accompagna il sorso senza asciugarlo eccessivamente. L’acidità sostiene la progressione, conferendo slancio e allungando il finale su richiami di marasca e una traccia sapida che è firma dei suoli magri e drenanti della valle.

La persistenza è lineare, pulita, di media intensità ma ben definita. È un vino che privilegia la verticalità alla massa, la precisione alla muscolarità.

Identità e prospettiva

Nel contesto della denominazione, l’interpretazione di Le Strie si colloca nel solco della tipicità: un Rosso di Valtellina pensato come espressione immediata del territorio, capace di introdurre alla Chiavennasca senza le austerità delle versioni più strutturate. Il grado alcolico contenuto lo rende particolarmente attuale, in linea con una domanda crescente di rossi gastronomici e territoriali.

A tavola

La vocazione è dichiaratamente culinaria: primi con sughi di carne, carni rosse non troppo strutturate, salumi e formaggi di media stagionatura. La freschezza sgrassa, il tannino pulisce, la struttura accompagna senza sovrastare.

Il Rosso di Valtellina 2024 dell’Azienda Agricola Le Strie è, in definitiva, un vino di montagna nel senso più autentico: essenziale, misurato, verticale. Non cerca effetti speciali, ma restituisce con chiarezza il carattere di Teglio e della sua viticoltura terrazzata, dove ogni bottiglia è il risultato di pendenza, luce e precisione enologica.

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