La concretezza dell’operare di Vinicio Momoli richiede altrettanta realtà di analisi. E le peculiarità del suo lavoro artistico sono essenzialmente due: la riduzione della scultura al piano, e la memoria della materia. Per la riduzione della scultura alla figura geometrica piana ci pensò in passato Carl Andre quando srotolò la scultura come fosse una scatola e aprendola ne dispose tutte le assonometrie sul piano del terreno, affinché, tra l’altro vi si potesse camminare sopra. Momoli conosce questa lezione, ma tende a renderla più poetica e lirica. Egli guarda semmai al disegno dello spagnolo Eduardo Chillida il quale usando spesso l’onice rende l’opera trasparente e leggera, e nel riportarla in disegno, sul piano della carta, vi aggiunge larghe pennellate nere che rimandano ai pieni della scultura, lasciando in luce, in chiaro, le parti vuote. Così Vinicio Momoli gioca sul campo fenomenologico del piano lasciando alla psicologia del vedere l’immagine suggerita alla mente sia che guardi ai pieni, o, ai vuoti. Egli libera l’opera da un unico modo di essere letta. La seconda via è quella della memoria della materia secondo la filosofia di Henri Bergson: la materia trattiene lo spirito in sé per la proprietà che in essa resta impressa durante la sua lavorazione. Quindi l’uso di materiali, come il prespolan o le gomme da lui usate, che hanno già vissuto una vita industriale ne recano le “stimmate”: tagli, ingrossamenti, nodi, o escrescenze; ecco, tutto questo “vissuto”, si inserisce prepotentemente nell’opera a completamento del piano su cui è stesa, o messa in scena. Suggerendoci così i movimenti in essere dei materiali, come i processi mentali, che pervadono la sua opera al di là del tempo in cui è posta, cioè viene eseguita, quale “resto” dell’artista al di fuori di sé.
Il curatore Boris Brollo
INFO:
VINICIO MOMOLI
“Senza Tempo”
Museo della Città – Torre di Sant’Agnese
Portogruaro
dal 4 Aprile al 3 Maggio 2026
Inaugurazione sabato 4 aprile ore 18.
Presentazione di Boris Brollo