Referendum: una vittoria autenticamente popolare (e la sconfitta di Nordio nella sua città).
A differenza di tante competizioni elettorali e referendarie, quello di ieri e oggi sulla riforma della giustizia è stato un referendum che ha registrato una partecipazione autenticamente popolare alla campagna referendaria, almeno quella del No. E autenticamente popolare è anche la vittoria del No, sostenuta da una affluenza ai seggi molto più elevata rispetto a quella dell’analoga consultazione referendaria costituzionale del 2020.
Anche nella nostra città sono state centinaia e centinaia le persone che hanno partecipato agli incontri pubblici promossi dal Comitato per il No (ricordo quelli con Spataro, Bruni Liberati e Davigo, in particolare).
E sono state centinaia le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze che hanno distribuito volantini nei gazebo organizzati nelle piazze e nelle strade della città, incontrando e confrontandosi con centinaia e centinaia di persone. Magistrati, avvocati, iscritti al sindacato, aderenti ad associazioni e partiti e cittadini che volevano semplicemente dare il loro contributo a sostegno delle ragioni del No hanno lavorato in questi mesi all’interno del Comitato Provinciale per il No e hanno dato un contributo importante per trasformare quello che sembrava un “quesito tecnico” in un argomento di dibattito tra i cittadini.
Le ragioni del No hanno prevalso a livello nazionale proprio perché la maggioranza degli Italiani ha capito che la conferma della “riforma” Nordio avrebbe riportato indietro le lancette della Storia, a epoche in cui chi governava il Paese era in grado di controllare e indirizzare l’operato della magistratura.
E dell’affermazione del No è stato vittima, in particolare, proprio il ministro della Giustizia Nordio che ha registrato la sconfitta referendaria anche a Treviso, la sua città, in cui il No ha prevalso sul Sì con 21.147 contro 20.936. La partecipazione popolare non fa sconti neppure ai ministri.