La domenica prima di Natale ha un ritmo tutto suo. Non è ancora festa piena, ma l’attesa si è fatta concreta, tangibile. A Bassano del Grappa basta varcare uno degli accessi al centro storico per rendersene conto subito: le lucette disegnano archi luminosi sopra le vie, il profumo di spezie e vino caldo anticipa ogni angolo, le voci si sovrappongono in un brusio continuo che sa di provincia viva e sorprendentemente affollata.
Siamo un gruppo di amici, come tanti. Arriviamo nel primo pomeriggio, quando la luce invernale è ancora gentile e accompagna i passi senza fretta. L’idea è semplice: passare qualche ora ai mercatini di Natale, bere un vin brulé, magari un bombardino “per scaldarsi”, lasciarsi tentare da un parapampoli bevuto ridendo, con quella leggerezza che dicembre riesce ancora a regalare. E invece, quasi senza accorgercene, restiamo. Un’ora diventa due, poi tre. Succede spesso, qui.
Bassano, in queste settimane, è un laboratorio a cielo aperto di turismo natalizio che funziona. I mercatini sono il punto di partenza, non l’unica attrazione. C’è il Villaggio di Babbo Natale, dove le famiglie fanno la fila paziente con bambini infagottati e occhi spalancati. C’è la pista di pattinaggio, che restituisce al centro una dimensione quasi nordica. C’è il Piazzotto dei Balocchi, che parla un linguaggio antico e rassicurante, fatto di legno, giochi semplici e artigianato. E poi le luminarie, che non sono solo decorazione ma segnale: qui sta succedendo qualcosa.
I numeri, del resto, confermano quello che l’occhio percepisce senza bisogno di statistiche. Dal 22 novembre, data di inaugurazione dei Mercatini di Natale, il centro storico ha registrato oltre 393 mila presenze di visitatori, esclusi residenti e pendolari. Quasi la metà concentrata nei weekend, come da copione, ma con un dato che colpisce: il tempo di permanenza. Non è un turismo mordi e fuggi. Quasi un visitatore su quattro resta tra una e due ore, e un altro 18,5 per cento si ferma tra le due e le quattro ore. Esattamente quello che stiamo facendo noi, senza averlo programmato.
La fascia oraria più frequentata, tra le 14 e le 19, racconta una città che si riempie nel pomeriggio e vive fino a sera. È l’orario perfetto per un vin brulé bevuto in piedi, le mani che stringono il bicchiere caldo, mentre si commentano le bancarelle e si incrociano volti conosciuti e accenti diversi. Perché Bassano, in questo periodo, parla anche altre lingue. Oltre 8.000 turisti stranieri hanno visitato la città nelle settimane dei mercatini, soprattutto da Spagna, Francia, Stati Uniti e Regno Unito. Un dato tutt’altro che scontato per una destinazione che non vive di turismo di massa.
L’8 dicembre, tradizionalmente dedicato allo shopping e ai mercatini, è stato emblematico: 89.200 presenze tra le 9 e le 19, praticamente il doppio della popolazione bassanese. Un’invasione pacifica, ordinata, che riempie bar, ristoranti, negozi. Lo si vede chiaramente entrando per un bombardino: tavoli pieni, banconi affollati, personale che lavora senza sosta. Lo si sente nei commenti dei commercianti, che raccontano giornate intense, faticose, ma finalmente soddisfacenti.
È qui che il racconto diventa anche economico, senza perdere poesia. Le manifestazioni natalizie, da sole, non bastano a invertire la tendenza alla desertificazione commerciale che affligge molti centri storici italiani. Ma quando l’offerta è coordinata, pensata come sistema e non come somma di eventi, l’effetto è immediato. A Bassano la collaborazione tra Confcommercio, Amministrazione comunale, Pro Loco e gruppi di commercianti ed esercenti ha costruito un modello riconoscibile: una città che si presenta compatta, accogliente, credibile.
Passeggiando tra le vie illuminate, con il parapampoli che scalda più del dovuto e le risate che si fanno più sonore, la sensazione è chiara: il Natale, qui, non è solo atmosfera. È turismo, è affari, è lavoro. È un indotto che coinvolge negozi, pubblici esercizi, strutture ricettive. È una risposta concreta a chi si chiede se i centri storici abbiano ancora un futuro.
Quando, verso sera, decidiamo di rientrare, il centro è ancora pieno. Le luci brillano più forte, il freddo punge di più, ma nessuno sembra avere fretta. Bassano resta viva, attrattiva, competitiva. E in quel momento, mentre attraversiamo la piazza ormai familiare, il pensiero è uno solo: se il Natale sa ancora fare questo effetto, forse non è solo nostalgia. È una possibilità reale, da coltivare, anno dopo anno.