C’è un’aria densa, quasi elettrica, fuori dal New Age Club. È il 12 marzo 2026, ma per un attimo sembra di essere tornati a quel 26 aprile 1996, quando un disco intitolato Il Vile squarciò il velo della musica italiana. Quello che si consuma stasera è un raduno generazionale: ci sono i ragazzi di allora, oggi cinquantenni con le magliette sbiadite del tour del ’96, e ci sono i loro figli, pronti a farsi investire da quel muro di suono che non ha perso un grammo della sua ferocia.
Un’inquietudine che diventa bellezza
I Marlene Kuntz tornano alle origini. Dopo la sofisticata parentesi sinfonica con Rodrigo D’Erasmo, la band di Cuneo decide di rimettere le mani nel fango nobile delle distorsioni. L’apertura è un assalto frontale: 3d3 e Retrattile catapultano il pubblico in quell’universo dove le chitarre graffiano l’aria e le parole di Cristiano Godano cadono come pietre filosofali. È un ritorno a casa, ma con la consapevolezza di chi ha viaggiato per trent’anni oltre i confini nazionali.
Il Vile, inserito da Rolling Stone tra i 100 dischi italiani più belli di sempre, rivive traccia dopo traccia. La scaletta non concede tregua: L’agguato, Cenere e quella Ape regina che ancora oggi risuona come una visione poetica e carnale. La sezione ritmica è un monolite di granito, mentre le trame di chitarra si muovono tra ombra e luce, trasformando l’angoscia individuale in un canto corale.
Il cuore del rito
Il momento della title track è l’apice emotivo. Il Vile non è solo un brano, è il manifesto di una generazione che ha imparato a trasformare la propria fragilità in una lingua nuova. Poi arriva l’esplosione di Sonica: il club diventa una bolgia, un unico corpo che si muove seguendo un battito che sembra sommare i battiti di tutti i presenti.
Quando partono le note di Nuotando nell’aria e Lieve, il rito si compie definitivamente. C’è qualcosa di magico nel vedere come questi brani siano riusciti a invecchiare senza mai diventare “nostalgia”. I Marlene Kuntz non celebrano il passato; restituiscono al presente l’impatto incandescente di un’opera che ha inciso profondamente nella memoria culturale del Paese.
La chiusura di un cerchio
Il finale è affidato a Festa mesta, Infinità e alla carezza finale di Lieve. Uscendo dal New Age, si ha la sensazione di aver partecipato a qualcosa di irripetibile. I Marlene Kuntz hanno dimostrato che la potenza di un album come Il Vile trascende il tempo: è un’esperienza condivisa che continua a generare bellezza dal tormento. La “vile” generazione è ancora qui, e non ha nessuna intenzione di smettere di sognare tra le distorsioni.
La Scaletta del 12 Marzo 2026:
- 3d3 / Retrattile
- L’agguato / Cenere
- Come stavamo ieri / Overflash
- Ape regina / L’esangue Deborah
- Ti giro intorno / Il vile
- Sonica / Nuotando nell’aria
- La mia promessa / Cara è la fine
- Festa mesta / Infinità
- Lieve