Le Corone del Veneto brillano in Istria: un trionfo di terroir, eleganza e autenticità alle Finali Nazionali di Vinibuoni d’Italia

L’aria di mare di Cittanova ha accolto anche quest’anno l’eccellenza del vino italiano. Dal 2 al 3 ottobre, all’Aminess Maestral Hotel, si sono svolte le Finali Nazionali di Vinibuoni d’Italia 2026, la guida del Touring Club Italiano che premia i migliori vini autoctoni e spumanti Metodo Classico della Penisola. Due giornate di degustazioni alla cieca, confronto e passione, culminate nella “Notte delle Corone”, la serata evento dedicata ai vini che hanno conquistato la Corona, simbolo del punteggio più alto assegnato dalle commissioni regionali.

Tra i protagonisti assoluti, il Veneto ha confermato il suo ruolo di regione-guida nella produzione di vini di grande identità, portando in finale una collezione straordinaria di etichette che hanno saputo unire precisione tecnica, territorialità e forza evocativa.


Il Veneto delle Corone: un mosaico di eccellenze

A partire dalle colline del Prosecco, il Veneto ha mostrato tutta la sua vitalità. Adami ha convinto con il suo Valdobbiadene DOCG Asciutto Rive di Colbertaldo Vigneto Giardino 2024, un vino di straordinaria tensione minerale e florealità fine. Andreola, con il Valdobbiadene DOCG Extra Dry Rive di Santo Stefano Nazzareno Pola Etichetta del Fondatore Dirupo 2024, ha esaltato la tradizione familiare in un bicchiere che racconta la profondità delle rive più scoscese.

BiancaVigna ha confermato la propria eleganza con il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Brut Rive di Soligo Millesimato 2024, mentre Bortolin Angelo Spumanti ha conquistato la giuria con il Valdobbiadene DOCG Dry Rive di Guia Desiderio 2024, vino di classe e precisione olfattiva. A chiudere il capitolo delle bollicine, Marsuret con il suo Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG Dry 2024, Masottina con il Rive di Ogliano RDO Ponente Brut 2024, Ruggeri con il Cartizze DOCG Brut Millesimato 2023 e Villa Sandi con La Rivetta 2024: un quartetto che ha reso onore al nome del Cartizze e alle sue bollicine più aristocratiche.

Dalle colline di Valdobbiadene si è poi passati alla forza della Valpolicella, cuore rosso del Veneto. Allegrini ha emozionato con il suo La Poja 2019, interpretazione monumentale di Corvina Veronese, mentre Bertani, con il Valpolicella DOC Classico Superiore Ognisanti di Novare 2022, ha riaffermato l’importanza delle origini storiche. Farina ha portato in degustazione l’equilibrato Valpolicella Classico Superiore Alessandro 2023, e Brigaldara ha conquistato la Corona con il sontuoso Amarone della Valpolicella Riserva 2016.

Ma la Valpolicella è anche territorio di artigiani della vite: Le Salette, con l’Amarone Riserva Pergole Vece 2020, ha offerto un vino profondo, di trama fitta e intensa personalità. Secondo Marco ha confermato l’eleganza del suo stile con l’Amarone Classico 2016, mentre Tenuta Sant’Antonio – Famiglia Castagnedi ha ribadito il suo status di eccellenza con l’Amarone Campo dei Gigli 2020. Chiude il cerchio rosso Zýmē, che ha commosso i presenti con il Recioto della Valpolicella DOCG Classico Amandorlato 2016, sintesi poetica di dolcezza e tensione.


Il ritorno del Soave: l’oro bianco del Veneto

Le colline del Soave hanno regalato momenti di autentica meraviglia. Ca’ Rugate con Monte Alto 2022 e Graziano Prà con Monte Grande 2023 hanno dimostrato quanto il Soave Classico sia capace di invecchiare con grazia, mentre Le Battistelle, con il Carbonare Roccolo del Durlo 2023, ha colpito per la precisione agrumata e la freschezza vulcanica.
A chiudere il trittico, Vicentini Agostino con il Soave Superiore DOCG Vigna Il Casale 2023: un vino che ha unito struttura e sapidità, rivelando il volto più moderno della denominazione.


Le altre stelle del territorio

Dal Piave ai Colli Berici, fino ai confini del Manzoni Bianco, la regione ha offerto sfumature uniche. Bonotto delle Tezze ha ottenuto la Corona con il Malanotte del Piave DOCG 2020, un rosso austero e territoriale, mentre Giannitessari ha riportato alla ribalta il Colli Berici DOC Tai Rosso 2023, elegante, speziato e fedele alla tradizione.
Italo Cescon, con il Veneto IGT Manzoni Bianco Madre 2023, ha saputo raccontare la complessità di un vitigno d’incrocio diventato ormai emblema di creatività enologica veneta.


L’Istria e la festa delle Corone

Le degustazioni, dirette dai curatori nazionali Mario Busso e Alessandro Scorsone, si sono svolte come da tradizione “alla cieca”, in un clima di confronto tra esperti, giornalisti e sommelier provenienti da Italia e Croazia.
Anche quest’anno il progetto “Oggi le corone le decido io” ha affiancato le commissioni ufficiali, offrendo a operatori e comunicatori del vino la possibilità di esprimere il proprio giudizio sui campioni in gara. Le Corone assegnate da questa giuria parallela verranno poi segnalate nella guida con una speciale icona.

A conclusione dell’evento, la Notte delle Corone, allestita nell’affascinante area fronte mare dell’Aminess Maestral Hotel, ha celebrato i 700 vini finalisti con una cena di gala curata dall’Ente per il Turismo dell’Istria e dagli chef dell’hotel. Un viaggio sensoriale tra i sapori istriani e le eccellenze enologiche italiane, in cui le bollicine venete e gli Amaroni si sono alternati a piatti di mare e formaggi d’alpe, in un abbraccio perfetto tra Adriatico e Veneto.


Un futuro che parte dalla tradizione

“Il nostro legame con l’Istria nasce da lontano e cresce ogni anno grazie alla passione condivisa per i vini autoctoni”, ha dichiarato Mario Busso, curatore nazionale della guida. E proprio l’Istria, con la sua accoglienza e il suo respiro mediterraneo, è diventata cornice ideale per celebrare il successo di un Veneto che non smette di innovare restando fedele alla propria anima.

Dalle rive di Valdobbiadene ai basaltici declivi del Soave, fino ai cru di Amarone e al Piave del Malanotte, la regione ha dimostrato una volta di più la propria leadership nel panorama vinicolo italiano.
Un mosaico di vignaioli, storie e terroir che, nel ricordo di queste giornate istriane, continueranno a raccontare – calice dopo calice – il volto più autentico del vino veneto.

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