La storia di Fabio, che si sveglia presto al mattino e subito stressa gli amici

Fabio, detto anche “L’Orso del Grappa” per via della sua folta barba incolta e della tendenza a grugnire al mattino, si svegliò con la grazia di un rinoceronte in una cristalleria. Il sole, quel fastidioso ficcanaso luminoso, osava filtrare tra le persiane socchiuse della sua casetta immersa nel verde, un affronto personale alla sua cronica misantropia mattutina.

Il suo primo pensiero, come ogni sacrosanto giorno, fu di afferrare il cellulare. Non per controllare le previsioni del tempo o le ultime notizie dal mondo (che, diciamocelo, raramente gli strappavano un sorriso), ma per dispensare dosi massicce di sano, cattivissimo bullismo digitale ai suoi malcapitati amici su WhatsApp.

Il primo a farne le spese fu Marco, l’amico ciclista, reo di aver postato la foto di una sua eroica scalata con una didascalia autocelebrativa. “Marco,” digitò Fabio con la ferocia di un leone da tastiera, “la tua ‘eroica scalata’ sembra più la faticosa ascesa di un bradipo obeso su una rampa del garage. E quella maglietta aerodinamica ti fa sembrare un salame troppo stretto. Buongiorno, campione del divano.” Il messaggio partì con un perfido ghigno dipinto sul volto ancora segnato dal cuscino.

Poi toccò a Giulia, l’amica vegana convinta, che la sera prima aveva osato condividere una ricetta a base di germogli di soia e alga spirulina. “Giulia,” tuonò Fabio con le dita che saettavano sullo schermo, “la tua ‘delizia’ sembra più un esperimento fallito di un biologo pazzo. I germogli di soia mi ricordano i vermi e l’alga spirulina… beh, diciamo solo che preferisco le alghe quando galleggiano nel mio brodo di pesce. Buona indigestione!”

E così via, una sfilza di messaggi al vetriolo, personalizzati per colpire le debolezze e le piccole vanità di ognuno. Fabio si crogiolava in quel momentaneo potere mattutino, una sorta di valvola di sfogo per il suo umore nero come la pece. Era il suo modo, un po’ contorto, di iniziare la giornata con una “sferzata di energia”, anche se quell’energia era generata dal disagio altrui.

Ma ecco che, come un interruttore improvviso, qualcosa nel suo cervello fece “click”. Forse era la vista del raggio di sole che ora illuminava una vecchia statuetta della Madonna sul suo comodino, retaggio di una nonna pia e severa. O forse era la consapevolezza che, nonostante tutto, voleva bene a quei suoi amici, anche se al mattino si divertiva a torturarli virtualmente.

Il cambiamento fu repentino, quasi schizofrenico. Fabio si alzò dal letto, non più con l’andatura dinoccolata dell’orso, ma con un passo sorprendentemente leggero. Si diresse in cucina, dove ad attenderlo non c’era una tazza di caffè nero e amaro come la sua anima mattutina, bensì una scatola di cioccolatini assortiti.

“La cioccolata,” pensò con un’illuminazione improvvisa, “è la risposta a quasi tutti i mali del mondo, soprattutto al mio umore del mattino.” E così, mentre il profumo dolce del cacao si diffondeva nell’aria, Fabio iniziò a trangugiare praline al latte, fondenti extra e cioccolatini ripieni con la voracità di un bambino. Zucchero e burro di cacao iniziarono la loro opera di redenzione interiore.

Dopo la colazione, un’altra strana forza lo spinse ad agire. Si vestì con cura, indossando la sua “divisa” della domenica: una camicia a quadretti stirata (miracolo!), pantaloni di velluto e le sue scarpe di cuoio lucidate. La meta? La piccola chiesa parrocchiale di Crespano del Grappa, dove Don Luigi, un prete bonario e un po’ sordo, celebrava la messa domenicale.

Fabio non era un fervente praticante, anzi. Le sue visite in chiesa erano sporadiche e spesso motivate da un vago senso di colpa o dal desiderio di un po’ di pace e silenzio. Ma quella mattina, sentiva un’insolita urgenza di partecipare alla funzione. Forse era il contrappeso karmico ai suoi messaggi mattutini, una sorta di “mea culpa” anticipato.

Seduto in uno degli ultimi banchi, Fabio ascoltò distrattamente l’omelia di Don Luigi, concentrandosi più sul profumo di incenso e sulla luce che filtrava dalle vetrate colorate. Eppure, qualcosa in quelle parole antiche e rassicuranti, nel ritmo lento della liturgia, iniziò a placare il suo spirito combattivo. L’orso si stava lentamente trasformando in un agnellino.

Uscito dalla chiesa, l’aria era più mite, il cielo più azzurro. Fabio si sentiva stranamente leggero, come se un peso invisibile si fosse dissolto. Prese il cellulare, non per sferrare nuovi attacchi, ma per scorrere la chat di gruppo con i suoi amici. Un vago senso di rimorso iniziò a farsi strada.

“Forse,” pensò, “stamattina ho un po’ esagerato.”

E così, con un’insolita dose di esitazione, iniziò a digitare nuovi messaggi. Questa volta, però, il tono era completamente diverso.

A Marco: “Ehi, campione! Scherzavo stamattina, ovviamente. Bella la salita, invidia pura! Magari la prossima volta vengo anch’io (con l’e-bike, però, che le mie ginocchia non sono più quelle di una volta!).”

A Giulia: “Ciao, guru del green! Sai che in fondo ammiro la tua coerenza? E poi, magari un giorno mi farai assaggiare una delle tue ‘delizie’… per curiosità scientifica, ovviamente!”

Le risposte non tardarono ad arrivare. Sorpresa, stupore, ma anche un pizzico di sollievo. I suoi amici, abituati alle sue mattutinate burrascose, faticavano a credere a quel cambio di registro.

Il resto della domenica trascorse in modo insolitamente sereno. Fabio fece una lunga passeggiata nei boschi, respirando a pieni polmoni l’aria pulita e ascoltando il canto degli uccelli. Si soffermò ad osservare un gruppo di scoiattoli che saltellavano tra gli alberi, provando una strana forma di empatia per quelle piccole creature indifese.

La sera, preparò una cena semplice ma gustosa, evitando accuratamente qualsiasi ingrediente potesse urtare la sensibilità dei suoi amici vegani (nel dubbio, optò per una pasta al pomodoro e basilico). Poi si mise sul divano a leggere un libro di poesie, un’attività che il Fabio del mattino avrebbe deriso con sdegno.

Mentre le parole dei versi scorrevano sulla pagina, una dolce malinconia lo avvolse. Pensò ai suoi amici, alle loro vite, alle loro piccole gioie e ai loro inevitabili dolori. Si rese conto di quanto, al di là delle sue burberie mattutine, tenesse a loro, a quel legame invisibile ma resistente che li univa.

Il lunedì mattina, la sveglia suonò puntuale. Fabio si stiracchiò nel letto, sentendosi stranamente riposato. Afferrò il cellulare, ma questa volta il suo primo pensiero non fu quello di tormentare i suoi amici. Anzi, un vago senso di imbarazzo per i suoi messaggi del giorno precedente lo spinse a un silenzio prudente.

Si alzò, preparò la colazione (un cappuccino e un cornetto alla crema, un compromesso tra la sua golosità e un timido tentativo di moderazione) e si affacciò alla finestra. Il sole splendeva alto nel cielo, promettendo una bella giornata.

Forse, pensò Fabio con un sorriso appena accennato, anche l’orso del Grappa poteva concedersi qualche momento di tregua, qualche sprazzo di bontà e sensibilità. Magari non tutte le mattine, certo, ma almeno la domenica, dopo la cioccolata e la messa, il mondo gli sembrava un posto un po’ meno ostile e i suoi amici un po’ meno… “bersagli” perfetti per le sue frecciatine mattutine.

E mentre si sedeva al computer per iniziare la sua giornata di lavoro, un pensiero gli attraversò la mente: forse, la vera sfida non era trovare nuovi modi per bullizzare i suoi amici, ma trovare modi nuovi per dimostrare loro, a modo suo un po’ strano e contorto, che gli voleva bene. Ma questa, ovviamente, era un’altra storia. E probabilmente, il Fabio del mattino successivo avrebbe avuto qualcosa da ridire anche su questo pensiero troppo sentimentale. La vita, del resto, è un buffo equilibrio tra orsi e agnellini, soprattutto quando di mezzo c’è una scatola di cioccolatini e una messa domenicale a Crespano del Grappa.

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