L’episodio dell’uccisione di un altro cane da parte del pastore olandese antidroga della polizia locale di Treviso pone degli interrogativi sulla dinamica dello specifico fatto ma, a mio avviso, chiede una valutazione sul fatto stesso che la polizia locale sia dotata di un cane antidroga.
Penso che le operazioni antidroga potrebbero tranquillamente essere svolte da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza senza la necessità di distogliere gli agenti della polizia locale da compiti di presenza sul territorio e di sostegno ai cittadini che sono ugualmente utili anche alla sicurezza della città perché la presenza degli agenti in divisa è un importante elemento di deterrenza (che avrebbe dovuto concretizzarsi anche con i “presidi fissi” nei “punti caldi” della città, presidi di cui finora, a dire il vero, non c’è traccia).
Quante ore di indagini, appostamenti, pedinamenti sono necessari per le azioni antidroga della polizia locale con conseguente utilizzo degli agenti in ufficio o in borghese, e pari riduzione di quelli in servizio in divisa lungo le strade e nelle piazze della città?
I risultati ottenuti avrebbero potuto essere, magari più facilmente, raggiunti dalle forze dell’ordine “nazionali”, anche sulla base di segnalazioni della polizia locale che avrebbe esaurito il proprio compito, appunto, comunicando i propri sospetti ai colleghi delle altre polizie?
Quanto servono queste operazioni della polizia locale a contrastare lo spaccio di stupefacenti e quanto a rafforzare i “miti” delle amministrazioni comunali “sceriffe” i cui componenti sfruttano (con volto accigliato d’ordinanza) le photo opportunity del sequestro di qualche manciata di cannabis?
Inoltre, se un cane antidroga (che dovrebbe essere del tutto innocuo) può arrivare a sbranare un altro animale, come è possibile considerare completamente priva di rischi la prevista dotazione del taser per la polizia locale (come per qualsiasi altra forza dell’ordine)?
Non mancano certo le motivazioni per le quali l’utilizzo del taser rappresenta una scelta controversa. Amnesty International lo considera un’arma che può uccidere e negli Stati Uniti d’America si registrano oltre mille morti collegate all’uso del taser dal 2000 a oggi E’ difficile pensare, infatti, che gli agenti possano per capire se hanno di fronte una persona cardiopatica o incinta su cui gli impulsi elettrici possono avere gravi conseguenze. Analoghe valutazioni vengono dall’associazione Antigone e dallo stesso Consiglio Superiore di Sanità che ne ha riconosciuto la pericolosità perché“la probabilità di un arresto cardiaco, in conseguenza dell’uso della pistola a impulsi elettrici, dipende dalla potenza dell’arma, dalla durata della scarica elettrica e dalla sua eventuale reiterazione, nonché dalla sede del bersaglio”, non tutti elementi di facile e immediata valutazione, evidentemente.
Mi sembra, insomma, che le dotazioni per la polizia locale del cane antidroga e del taser rappresentino, rispetto ai problemi della sicurezza, più misure propagandistiche (e non prive di pericoli) che mirate alla soluzione concreta delle questioni, soluzione che chiede tanto deterrenza e controlli quante interventi sul piano sociale per ridurre le situazioni di disagio che fanno da incubatrici della devianza.
Luigi Calesso