Tra Padova e la pianura, dove il paesaggio sembra prendere fiato prima di arrampicarsi verso le Dolomiti, i Colli Euganei continuano a raccontare una storia antica e sorprendentemente attuale. È una terra che da secoli produce vino e che oggi torna protagonista con una nuova consapevolezza: quella di essere non soltanto un territorio di eccellenza enologica, ma anche uno dei motori del turismo culturale, naturalistico e benessere del Veneto. E lo fa nel segno di un rosso che oggi cambia identità, diventando semplicemente “Colli Euganei”, cancellando ogni sovrastruttura per tornare all’essenza del luogo.
Il Colli Euganei è un grande vino rosso contemporaneo, capace di coniugare storia e modernità, premiato dalla critica e riconosciuto per l’equilibrio tra qualità e valore. Nasce da un territorio che ha imparato a parlare la lingua delle uve bordolesi molto prima di altre zone italiane. Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Carménère arrivarono qui nella prima metà dell’Ottocento, importati da nobili che scelsero i colli vulcanici come laboratorio naturale per nuove sperimentazioni. A distanza di due secoli, quei vitigni raccontano la stessa storia con un lessico diverso: oggi i rossi dei Colli Euganei hanno un carattere territoriale inconfondibile, fatto di richiami mediterranei e di una freschezza che rimanda subito all’ambiente alpestre.
È l’incontro tra saper fare dell’uomo, espressione dei vitigni e unicità di un territorio straordinario. Un trinomio che ha trovato un riconoscimento ufficiale quando l’area è diventata Parco Regionale vent’anni fa e, più recentemente, Riserva della Biosfera MAB Unesco. Qui vino e paesaggio si appartengono da sempre: «I viticoltori contribuiscono alla protezione e alla conservazione del territorio. Con il proprio lavoro quotidiano si impegnano nella gestione delle acque, dei boschi e del suolo, un ruolo fondamentale oggi alla luce dei cambiamenti climatici», ricorda il presidente del Consorzio di Tutela Gianluca Carraro. La viticoltura, paziente e antica, ha modellato i declivi con ciglioni e terrazzamenti, occupando spazi senza mai sottrarre equilibrio ai boschi e alle molte forme di vita che abitano il Parco. Una biodiversità che ha permesso di sviluppare un modello viticolo a basso impatto ambientale e che oggi rappresenta una risorsa chiave per affrontare il futuro.
La produzione attuale del Colli Euganei è di 1,3 milioni di bottiglie, ma il potenziale è molto più ampio: ci sono ottocento ettari di vitigni bordolesi coltivati e destinati, negli anni, a crescere. I vini che ne nascono sono profondi, di un rubino brillante, intensi nei profumi di frutti rossi e spezie, di erbe officinali e talvolta di tabacco o tostature più marcate, a seconda dell’affinamento. Sono rossi che sanno essere moderni senza inseguire mode, capaci di unire struttura e scorrevolezza, piacevolezza e freschezza. Hanno trovato un pubblico che cerca autenticità e bevibilità, e che ama la loro versatilità: accanto ai classici risotti ricchi, alle paste al ragù di selvaggina, alle carni brasate o alla griglia, i Colli Euganei sanno sorprendere anche con piatti di pesci importanti o con le seppie in umido della tradizione veneziana, se serviti a una temperatura leggermente più fresca.
Raccontare i Colli Euganei significa immergersi in un territorio che da sempre custodisce un rapporto ancestrale con la viticoltura. Le tracce più antiche risalgono alla civiltà atestina, tra VII e VI secolo a.C., e proseguono nel Basso Medioevo, quando l’espansione del cristianesimo portò ogni insediamento monastico ad avere la sua vigna. Nel 1184 il conte Alberto da Baone importò le viti sclavas dalla Slavonia, aprendo una strada che nei secoli successivi i nobili locali avrebbero continuato a percorrere fino all’introduzione dei vitigni bordolesi dopo il 1850. La storia del territorio è una stratificazione continua, che unisce la geologia vulcanica dei rilievi con la cultura di chi li ha abitati e lavorati.
La recente proclamazione a Riserva della Biosfera MAB Unesco, avvenuta il 5 luglio 2024, ha acceso nuovi riflettori sull’eccezionale valore naturale e culturale del territorio. La candidatura, sostenuta con forza dal Consorzio di Tutela, ha riconosciuto l’equilibrio tra uomo e ambiente, la promozione di pratiche sostenibili e una viticoltura che è essa stessa espressione di biodiversità. «L’inserimento dei Colli Euganei nella Lista delle Riserve Mondiali della Biodiversità Unesco è un’opportunità straordinaria per il nostro territorio e per il nostro vino», sottolinea Carraro. E non è solo un traguardo simbolico: è un invito a immaginare un futuro in cui la cultura agricola, la protezione ambientale e la valorizzazione turistica procedano insieme.
Con più di cento rilievi dalla forma conica e di origine vulcanica, i Colli Euganei dominano l’area per un centinaio di chilometri quadrati. Il clima è temperato sub-mediterraneo, con estati calde e inverni miti, un ambiente che da secoli favorisce anche la coltivazione dell’ulivo e la produzione di un olio extravergine particolarmente fine. Il monte Venda, con i suoi 601 metri, vigila sui boschi di pseudomacchia mediterranea e sugli scorci dove il fico d’India nano cresce quasi come in un paesaggio del Sud. Qui convivono specie termofile e microterme, boschi impenetrabili di sempreverdi e aree aride punteggiate da arbusti rustici e orchidee selvatiche. Ci sono castagni secolari, giuggioli che raccontano il paesaggio di Arquà Petrarca, ulivi dalle cultivar Rasara, Marzemina, Rondella e Matosso. È un mosaico di ecosistemi che cambia a ogni curva, a ogni salita, in ogni stagione.
È questo stesso mosaico a rendere i Colli Euganei una delle mete turistiche più frequentate del Veneto. L’offerta è ampia: luoghi religiosi isolati come eremi e abbazie, castelli medievali che dominano la pianura, borghi di pietra, ville venete con giardini storici di rilevanza nazionale. Gli stabilimenti termali di Abano e Montegrotto, oltre 130 in totale, costituiscono la più grande stazione termale d’Europa e attirano tre milioni di visitatori l’anno, grazie a un’acqua che nasce dalle precipitazioni sulle Piccole Dolomiti e che, scendendo e risalendo attraverso le rocce, acquista proprietà terapeutiche uniche. A Este, il Museo Nazionale Atestino racconta la storia antichissima di queste colline. L’Abbazia di Praglia, uno dei monasteri benedettini più vitali d’Italia, continua a essere un faro culturale e spirituale. A Monselice la Rocca domina il borgo con il suo complesso monumentale, mentre il Castello del Catajo, la “reggia” degli Euganei, aggiunge una dimensione quasi scenografica al paesaggio.
E poi ci sono le ville: Villa Beatrice d’Este a Baone, Villa Selvatico Sartori a Battaglia Terme, Villa dei Vescovi a Torreglia, gioiello del Rinascimento prepalladiano immerso in un paesaggio bucato da sentieri e vigneti. A completare il percorso, la casa di Francesco Petrarca ad Arquà, luogo dove il poeta visse dal 1369 al 1374, oggi meta prediletta di chi cerca un turismo lento e contemplativo. Padova, vicina e vivace, aggiunge un ulteriore tassello grazie ai suoi cicli di affreschi patrimonio Unesco e all’Orto Botanico, il più antico al mondo.
È un territorio che non rinuncia alle sue radici agricole e che continua a offrire eccellenze come l’Olio Extravergine di Oliva Veneto Colli Euganei e Berici Dop, il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo Dop, i liquori tradizionali e le produzioni locali di giuggiole, piselli, ciliegie e marroni. È il luogo ideale per chi cerca sapori autentici, lontano dalle rotte più affollate.
Al centro di questo scenario rimane il vino, con regole precise che definiscono la produzione. La zona del Colli Euganei comprende comuni che vanno da Arquà Petrarca a Torreglia, passando per Abano, Montegrotto, Monselice, Este, Baone, Vo’ e molti altri. L’uvaggio prevede una predominanza di Merlot, dal 40 all’80%, affiancato da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Carménère. La versione Riserva richiede un affinamento minimo di ventiquattro mesi, mentre la resa non può superare le nove tonnellate per ettaro, e due chili per ceppo nella tipologia Riserva. Quando un vitigno bordolese supera l’85% nella composizione, il suo nome può comparire in etichetta insieme alla menzione Colli Euganei.
È il risultato di un equilibrio difficile, coltivato in una terra che da secoli custodisce il dialogo tra natura e uomo. Oggi i Colli Euganei sono tutto questo: un vino che cambia nome per riaffermare la propria identità, un territorio che diventa Riserva Unesco, una destinazione turistica che cresce senza rinunciare alla propria autenticità. Un luogo dove la storia non è mai un pretesto, ma una chiave per immaginare il futuro. Un futuro che ha il colore rubino di un grande rosso veneto.