Allegri e il Milan: vittoria australiana, ma la fiducia non si riconquista con il Perth Glory
Diciamolo subito, così ci leviamo il pensiero: bene, anzi benissimo, il 9-0 rifilato al Perth Glory. Una bella sgambata, ritmo da dopolavoro ferroviario, giocate pulite, gol a grappoli, Allegri che sorride. Ma attenzione: il Perth Glory, con ogni probabilità, in Serie D faticherebbe a salvarsi. E allora, mentre qualcuno esulta per il “Milan ritrovato”, noi – ancora tramortiti dal disastro 2023/2024 – rimaniamo guardinghi. Lo scetticismo non è solo legittimo: è doveroso.
Perché sì, è vero, si vedono dei movimenti, un’idea tattica, un Loftus-Cheek che pare aver finalmente capito su quale pianeta vive. Rafa Leao viene piazzato prima punta, e sembra una Mustang lanciata in tangenziale. Ricci segna, Saelemaekers torna uomo (sì, avete letto bene), Okafor rinasce e i canterani sembrano piccoli Iniesta in erba. Ma la domanda che rimbomba è sempre la stessa: e quindi?
Dopo l’umiliazione subita in Champions, le scoppole prese dai cugini, il crollo verticale e il mercato da centro commerciale, il popolo rossonero ha imparato – con fatica – a non farsi incantare dalle amichevoli estive contro squadre più abituate al cricket che al calcio.
Sì, Allegri ha portato un’identità tattica: il 4-3-3 che diventa 4-2-3-1, che poi si compatta in 4-4-1-1. Cose da laurea in geometria rotazionale. Ma quello che serve non sono solo le geometrie: servono le prove. Le partite vere. Quelle dove si gioca per i punti e per l’orgoglio. Dove se sbagli un rigore non ti ridono dietro, ti fischiano San Siro. Dove ogni errore può essere un titolo in prima pagina.
L’impressione – e speriamo vivamente di sbagliarci – è che il Milan stia ancora cercando sé stesso in una cartina geografica stropicciata. Ha buone intenzioni, sì. Ha qualche giocatore che pare tornato uomo. Ha un tecnico che, piaccia o no, sa come si vince. Ma la distanza tra le amichevoli in infradito e la Serie A con la sciarpa al collo è un abisso. E ci sono da ricostruire non solo automatismi, ma una credibilità.
Perché l’anno scorso non ci siamo solo piegati: siamo crollati. A livello tecnico, mentale, societario. E ora, se è vero che si riparte, bisogna farlo con la consapevolezza che la fiducia della gente non si riconquista con sei gol al Perth Glory, ma con prestazioni vere, sangue freddo e sudore. Bisogna rientrare a San Siro con lo sguardo di chi ha fatto autocritica. Di chi non pretende applausi, ma se li guadagna.
Quindi, Allegri, caro Max: avanti con gli esperimenti, bene l’ordine, la struttura e le verticalizzazioni. Ma sappi che qui nessuno si è dimenticato lo scempio del passato. Il credito è finito, il conto è aperto. E la stagione non comincia a luglio sotto il sole australiano, ma ad agosto, quando il Milan dovrà tornare a fare il Milan.
E noi tifosi saremo lì, come sempre. Magari in silenzio. Ma occhi aperti. E mani incrociate.