Ancora una volta viene da chiedersi dov’è il Comune, dove sono i controlli sui lavori che vengono effettuati per la “manutenzione” dei bacini di laminazione e per lo sfalcio dell’erba, di fronte al vero e proprio scempio, denunciato ieri sui social, del canneto cresciuto spontaneamente nel bacino di laminazione del piano di lottizzazione “Celsi”, lungo l’omonima via.
Come dimostrano le foto allegate, in questi giorni il canneto è stato completamente distrutto, uccisi gli anfibi che lo popolavano, compromesso l’ecosistema che ne aveva permesso l’insediamento. Il tutto, tra l’altro, è avvenuto nel periodo di riproduzione di numerose specie.
Oltre che come habitat di numerosi animali, il canneto era importante perché contribuiva alla fitodepurazione dell’acqua e alla riduzione della temperatura nell’area mentre rane e rospi riducono la presenza delle zanzare, nutrendosi delle loro larve (le stesse zanzare dalle quali dobbiamo difenderci in ogni stagione calda, anche con spese da parte del Comune).
Come è possibile che interventi distruttivi di questo tipo avvengano senza che l’amministrazione comunale sia in grado intervenire preventivamente, esattamente come succede continuamente in città per le capitozzature di troppi alberi, in aree private e pubbliche?
Anche in questo caso, tra l’altro. lo sfalcio dell’erba nelle aiuole che costeggiano la strada di entrata al nuovo insediamento è stato effettuato in modo tale da danneggiare gli alberi ancora giovani (allegata foto).
Che cosa dirà l’amministrazione del “green leaf”: si trincererà dietro il “verificheremo e, se sarà il caso, multeremo”? Non è possibile intervenire “prima” che i danni (irreversibili) vengano compiuti? Non esiste un modo in cui l’amministrazione cittadina possa dettare regole precise di intervento a tutti gli operatori che, su commissione sia del pubblico che dei privati, svolgono lavori che possono comportare gravi danneggiamenti al patrimonio ambientale della città?
Le reazioni indignate di tanti cittadini all’ennesimo scempio dimostrano, ancora una volta, che ci sono moltissimi trevigiani consapevoli dell’importanza della biodiversità del territorio e dei rischi che corre ogni giorno in una città troppo spesso “amica dell’ambiente” solo a parole e in grandi esibizioni di greenwashing.