Uroboro, progetto commissionato da Electrolux e realizzato grazie alla collaborazione di tre artigiani portogruaresi, l’esempio concreto di un ritorno al design preindustriale con uno sguardo all’artigianato e alla sostenibilità.
L’installazione è nata dall’unione delle menti di Simon Ostan Simone, art director dell’agenzia creativa Nuovi Spazi, dell’architetto Mauro Peloso, di Loris Mussin della Carpenteria Mussin srl e del critico d’arte internazionale Boris Brollo. Questi artigiani condividono l’appartenenza al gruppo spontaneo della Confartigianato Portogruaro T-Neo, un progetto che mira a coinvolgere diverse realtà produttive artigianali del Portogruarese, stimolando l’artigiano stesso a produrre un manufatto creativo che rappresenti la propria attività in un modo totalmente inedito e alternativo.
Si tratta di un’installazione artistica che fa riflettere sulla ciclicità delle cose, sulla trasformazione e sulla rigenerazione. È una struttura di sette metri e cinquanta di diametro e quattro metri e trenta circa in altezza, costituita da tre anelli: uno a terra, uno nella sommità e uno centrale.
24 puntoni sorreggono la struttura sulla quale è stata posizionata una maglia costituita da 960 elementi base ovvero cerchi (sfridi), scarti derivati dalla lavorazione della struttura delle lavatrici e in particolare dallo stampaggio dell’oblo all’interno dello stabilimento Electrolux di Porcia.
“Quando abbiamo assistito al processo di scarto, lo sfrido ci è sembrato la sintesi perfetta dell’uroboro e quindi del serpente che si mangia la coda; questo cerchio che si riavvolge e gira sempre su sé stesso rappresentava il riassunto perfetto del nostro pensiero.” afferma Mauro Peloso.
L’Uroboro è un simbolo antico, presente in molti popoli e in diverse epoche, rappresenta un drago, un serpente che si morde la coda dando vita ad un cerchio senza inizio né fine. Il tema della circolarità è presente nell’Umanità sin dai suoi albori: l’uomo ha pensato che il susseguirsi delle stagioni fosse l’esempio su cui costruire il ciclo della propria vita e quindi della nascita dei suoi miti.
Tra questi spicca il mito dell’uroboro presente in tutte le latitudini e conosciuto tra i popoli nel corso di differenti epoche.
“Apparentemente immobile, in realtà è in eterno movimento ed è simbolo dell’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo” asserisce Boris Brollo
Simboleggia l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione. Basti pensare che nella tradizione alchemica l’Uroboro è il simbolo del processo alchemico: il ciclico del susseguirsi delle distillazioni e condensazioni necessarie a purificare e portare a perfezione la “Materia prima”.
L’installazione rappresenta un ponte, un’idea da condividere con il Mondo, racconta infatti l’artista Simon Simone Ostan: “Basti pensare all’arte di Alberto Garrutti, esponente di rilievo dell’Arte Pubblica in Italia, dove il dialogo con la città e i suoi abitanti e il radicamento nel territorio sono fondamentali e il paesaggio è sempre il protagonista grazie alla vita che l’artista riesce a costruire al suo interno.”
Anche in “Uroboro” l’opera dialoga con la città di Milano, con uno spazio a favore di un’idea e offre la possibilità di espletare un concetto, in questo caso la circolarità e l’attenzione verso l’ambiente senza dimenticare che diviene anche simbolo di una contaminazione perfettamente riuscita di design e artigianato. L’opera sarà esposta fino al 31 Luglio presso il Museo Mudec.