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Sapori di bosco e vitigni ritrovati: l’anima del Cadore a tavola all’Albergo Ristorante Ai Cacciatori

Ci sono luoghi in cui la mappa geografica cede il passo a quella dei ricordi e delle tradizioni. Ad Auronzo di Cadore, lungo la via che accompagna lo sguardo verso l’Ansiei e le vette che incorniciano la valle, l’Albergo Ristorante Ai Cacciatori rappresenta uno di questi punti fermi. Dal 1952, questa struttura accoglie viandanti, alpinisti e amanti della buona tavola con la stessa immutata passione, custodita da una gestione familiare che ha saputo traghettare lo spirito autentico della locanda di montagna nel nuovo millennio, guadagnandosi negli anni anche le citazioni nelle più prestigiose guide enogastronomiche.

Varcare la soglia dei Cacciatori significa entrare in un racconto fatto di legno, accoglienza calorosa e profumi che evocano immediatamente il brivido dell’autunno perenne delle Dolomiti.

La Fesa di Cervo Farcita: l’architettura del piatto

Il motivo principale che oggi ci porta a scrivere di questa tavola è un piatto memorabile, capace di sintetizzare l’arte della cucina di caccia con la maestria tecnica della farcitura: la fesa di cervo farcita, servita con una precisione millimetrica che esalta la nobile carne bruna della selvaggina.

       [ LA STRUTTURA DEL GUSTO ]
 ┌──────────────────────────────────────┐
 │        Esterno: Fesa di Cervo        │ -> Cottura millimetrica, sigillata e succosa
 │  ┌────────────────────────────────┐  │
 │  │      Cuore della Farcitura     │  │ -> Note di erbe alpine, pane e legature di bosco
 │  └────────────────────────────────┘  │
 └──────────────────────────────────────┘

La fesa, taglio magro e pregiatissimo, viene trattata con estremo rispetto per preservarne la succosità naturale. La farcitura interna crea un contrasto aromatico straordinario, dove la nota tipicamente ematica e selvatica del cervo trova un perfetto contrappunto in un ripieno morbido che richiama i profumi dei pascoli e delle tradizioni cadorine. Al taglio, la fetta si presenta come un mosaico cromatico perfetto, sprigionando aromi di spezie ed erbe alpine che preparano il palato a un assaggio di straordinaria persistenza.

Una carta dei vini tra identità, storicità e futuro

Se la cucina dei Cacciatori convince per solidità e aderenza al territorio, la cantina stupisce per la profondità della ricerca, muovendosi con intelligenza tra i vitigni storici del Triveneto e le nuove frontiere della viticoltura d’alta quota.

Durante la nostra sessione di assaggio, l’abbinamento si è concentrato su tre perle della carta che raccontano storie profondamente diverse, ma unite dallo stesso cordone ombelicale alpino:

  • Il Teroldego: Il principe trentino trova sulla tavola della selvaggina il suo palcoscenico ideale. Con il suo colore rubino impenetrabile e i suoi sentori di mora selvatica e mirtillo, offre una spalla acida e un tannino setoso capaci di ripulire la bocca dalla struttura della fesa farcita, sostenendone l’impatto aromatico senza sovrastarlo.
  • La Pavana: Una scelta da veri intenditori, un omaggio alla vicina tradizione feltrina e bellunese. Questo vitigno autoctono storico, quasi dimenticato e fortunatamente riscoperto, regala un vino di straordinaria freschezza, caratterizzato da note speziate di pepe nero e piccoli frutti rossi aciduli. La Pavana è l’abbinamento territoriale perfetto, capace di sposare la complessità del ripieno della fesa con una beva agile e scattante.
  • Il Solaris: Per chi desidera iniziare l’esperienza con un calice bianco o cerca un contrasto audace, la carta propone questo straordinario vitigno PIWI (resistente ai funghi), emblema della viticoltura eroica d’alta quota. Il Solaris sorprende per la sua esplosione aromatica — che spazia dalle note di sambuco alla frutta tropicale — supportata da una lama di freschezza minerale tagliente come la roccia dolomitica.

All’Albergo Ristorante Ai Cacciatori, la cucina di territorio non è una moda passeggera, ma un atto di fedeltà quotidiano. Un indirizzo dove la storia del Cadore si siede a tavola ogni giorno, lasciando all’ospite il privilegio di riempirsi il calice e goderne la bellezza.

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