MAURIZIO CATTELAN, IL MORTIFERO. RIFLESSIONI DI BORIS BROLLO

La cosa più interessante di Maurizio Cattelan sul linguaggio contemporaneo sembra proprio quella di riuscire a tradurre il nostro immaginario collettivo in visioni concrete. “Oggi l’arte significa per me fare vedere le cose da un punto di vista leggermente diverso, da un’altra angolazione…. prendere qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e metterlo in una luce tale da risvegliare la gente, farla pensare o discutere.” Questa sua “superficialità” linguistica riveste opere opere come Lullaby del 94, sono le macerie dell’attentato al PAC di Milano poste in una galleria londinese; o La Nona Ora, dove un meteorite colpisce la statua del Papa Woitila; Him, rappresenta la statua di Hitler in ginocchio che prega su un angolo; L.O.V.E. è il dito medio in marmo messo davanti alla Borsa di Milano; o ancora America, è il water d’oro poi trafugato da un museo americano dove era esposto. Opere emblematiche che danno corpo alle nostre frustazioni sociali. Già questo lo renderebbe grande come artista. Ma è soprattutto nella leggenda esistenziale che si fa corpo una riflessione più profonda, la quale rende la sua arte portatrice di morte, o mortifera,  per niente ironica come spesso si legge. Sembra che per mantenersi abbia dovuto fare diversi mestieri come molti di Noi. Ma fra i tanti, che lui ha elencato (?), vi è pure qualche mese di lavoro nell’Obitorio della città di Padova. Da qui il gusto per la morte come esperienza personale? In maniera semplice potrebbero bastare le foto della Morgue di Andres Serrano per giustificarlo, invece il problema sembra più profondo e ci coinvolge tutti dal momento che si nasce per morire, e l’intervallo fra la nascita e la morte è la nostra vita con lo spazio temporale che esistenzialmente comporta. Credo che lui in fondo esorcizzi questo suo bisogno dentro il lato oscuro, che ci riguarda, proponendoci questa mostra milanese dell’Hangar Bicocca: Breath Ghosts Blind ( si noti la mancanza di virgole fra le parole  che accenna a stanze separate). La mostra è una sorta di summa mentale della morte dai primi seppellimenti primitivi, poi attraverso gli egizi, per arrivare fino alla modernità. E’ nelle sepolture preistoriche nella Tundra che si sono trovate le mummie ripiegate in maniera fetale. Spesso accompagnate da animali che fedeli ai padroni li seguivano nell’aldilà. Così nella sua coppia Breath dove un uomo e un cane, entrambi ricavati in marmo bianco di Carrara “riposano” faccia a faccia. Non solo l’animale nella cultura egiziana è simbolo di passaggi relazionali sia fisici che mentali che sottendono alle loro proprietà relazionali nella sfera della vita. Così per i piccioni tassidermizzati,  che sappiamo esseri intelligenti, i quali ti osservano e qualora tu li scacci fuggono per poi ritornare nello stesso luogo in un tentativo snervante di essere riconosciuti quali custodi del luogo. Quindi fantasmi, Ghosts presenti al nostro insensato errare (inteso come muoversi) umano. Pur dentro il vasto percorso della mostra. I Piccioni applicano un controllo millenario del tempo severo e muto di ordine superiore.

Blind, una torre alta una decina di metri e dipinta di nero è compenetrata da un aereo che ne fa un monumento cristologico, benché laico, che nella figurazione ricorda il sacrificio delle Torri Gemelle nell’attentato del 2001. Questa messa in scena funerea si espande per le centinaia di metri della vastità dei capannoni dell’ex Hangar Pirelli. Ma da dove viene questo senso per la morte, dalla sua maturità per i sessant’anni? Dal sentire sempre più vicina la fine? credo di no. Per molti di Noi la riflessione sulla morte ci accompagna da sempre: è il lato tragico della vita che va scaramantizzato con la ridanciana simpatia per le cose strane. Ma in Cattelan i segnali c’erano tutti. Nella buca scavata con il cumulo di terra a fianco del 1997, opera classificata come Senza Titolo, o nel fachiro sepolto sotto terra da cui escono solo le mani congiunte dal titolo Mother del 1999. E quando esce dal buco del pavimento dentro un museo in Untitled del 2001; ancora in Now del 2004 dove è dentro una casa da morto; e sempre nel 2004 nei Bimbi Impiccati sotto un albero a Milano . Il senso della Morte investe a pieno titolo l’opera del Nostro e si fa motto ridanciano come nella più sacra cultura messicana del culto dei defunti, senza però il loro sfarzo coloristico. Egli è un “mortifero” protestante. Un pò calvinista. Da qui il giusto distacco con cui ci propone il suo continuo funerale senza acclamazioni quasi quello di un Totò solitario che accompagna sé stesso davanti agli occhi di tutti.

Boris Brollo

11 settembre 2021 ( a vent’anni dall’attentato delle Torri Gemelle di N.Y.)

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