L’INTERVENTO DEL DIRETTORE DEL MUSEO DI GIORGIONE SULLA SCOPERTA

I documenti scritti utili a trarre la figura di Giorgione fuori dalle dense nebbie che avvolgono la quasi totalità della biografia del pittore di Castelfranco Veneto sono pochissimi e talora contraddittori. Da un lato questa oscurità ha paradossalmente alimentato il consolidarsi e il fiorire del “mito di Giorgione”, colorandolo via via con  di misteri, enigmi e spunti più o meno romantici. Dall’altro lato, tuttavia, l’esiguità documentaria ha posto gli studiosi di fronte a non poche e oggettive difficoltà di carattere storico e storico-artistico.

Il magro bottino documentario che i ricercatori, in secoli di lavoro, hanno potuto raccogliere sul conto di Giorgione si arricchisce oggi di una nuova e imprevista scoperta che, passando attraverso il vaglio della critica, potrà portare qualche nuova luce sul genio di Castelfranco Veneto. Imprevista, in primo luogo, è la location dell’inatteso rinvenimento: non un archivio veneto o veneziano, come ci si sarebbe forse aspettati, ma la Biblioteca Universitaria di Sydney, in Australia. Decisamente meno inaspettato, invece, è il nome della studiosa che, valendosi di un team di collaboratori, ha scovato lo straordinario documento: Jaynie Anderson dell’Università di Melbourne, tra i più illustri giorgionisti nel panorama internazionale.

Nell’Università di Sydney si conserva infatti un incunabolo dantesco in folio, stampato a Venezia nel 1497 da Pietro Quarenghi, contenente la Commedia dell’Alighieri con il Commento di Cristoforo Landino. Sul verso dell’ultima carta del volume sono emerse due testimonianze giorgionesche. In primo luogo un’iscrizione, vergata da un’anonima mano primo cinquecentesca, che ricorda con puntualità la data di morte di Giorgione (17 settembre 1510), la causa (peste, come già risultava da precedenti studi) e l’età del pittore al momento del decesso (36 anni). Tale nota, in breve, permetterebbe di retrodatare la data di nascita di Giorgione dal tradizionale 1478 al biennio 1473-74, consentendo così di aggiustare la biografia del pittore castellano anche per quanto riguarda alcuni non irrilevanti dettagli del suo apprendistato artistico.

Ma la pur importante nota scritta non è che un primo aspetto della scoperta di Sydney. Sull’angolo inferiore sinistro della stessa carta, infatti, si trova uno schizzo in gesso rosso, a sanguigna, raffigurante il bozzetto di una Madonna con Bambino. Secondo Jaynie Anderson la mano è proprio quella di Giorgione. Il ricorso alla sanguigna da parte dello stesso Giorgione, del resto, a parere della studiosa è ampiamente comprovato dal celebre disegno noto come Pastorello di fronte a Castel San Zeno di Montagnana del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e dal più tardo Cupido che tende un arco del Metropolitan Museum of Art di New York.

Oltre alla plausibilità della tecnica, secondo Jaynie Anderson anche le caratteristiche stilistiche dello schizzo di Sydney rimanderebbero alla mano di Giorgione, e precisamente a quella delle sue prime opere. Non mancano elementi e tratti, infatti, secondo la studiosa, che avvicinerebbero il disegno dell’incunabolo australiano ai disegni visibili tramite riflettografia in due riconosciuti capolavori giorgioneschi: la cosiddetta Sacra Famiglia Benson e l’Adorazione dei Magi della National Gallery di Londra.

Fermo restando che il percorso che portò l’incunabolo dantesco nella Biblioteca Universitaria di Sydney rimane a tutt’oggi ignoto (si sa unicamente che esso approdò nell’istituto bibliotecario con una donazione collocabile tra il 1914 e il 1958), Jaynie Anderson, cercando le possibili spiegazioni di questa duplice testimonianza documentario-iconografica, avanza prudentemente due distinte ipotesi. Secondo la prima, l’incunabolo di Sydney potrebbe essere appartenuto all’ignoto committente che commissionò a Giorgione la Sacra Famiglia Benson e/o l’Adorazione dei Magi di Londra, e Giorgione, “leggendo Dante con il suo committente” e ispirato dai versi danteschi dell’ultima cantica del Paradiso, avrebbe appuntato la “visione” della Madonna con Bambino. Più avanti negli anni, quindi, quello stesso anonimo committente avrebbe apposto sulla stessa carta del suo incunabolo la nota relativa alla morte per peste di Giorgione nel settembre 1510.

Più intrigante, ma ancora da dimostrare fino in fondo, la seconda ipotesi. Alla luce di essa lo stesso Giorgione potrebbe essere stato il proprietario dell’incunabolo, e dunque essere stato egli stesso un lettore di Dante; e sempre Giorgione, non molto dopo il 1497, ispirato ancora dagli ultimi versi del Paradiso (la contemplazione della Vergine), avrebbe abbozzato la Madonna con Bambino. In seguito, morto Giorgione, un amico, o un suo prossimo ammiratore, venuto in possesso dell’incunabolo avrebbe apposto la nota funebre sulla carta impreziosita dallo schizzo della Madonna con Bambino realizzato anni prima dal pittore.

Il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto, con l’ambizione di tornare a essere la “casa” degli studi su Giorgione, ha dunque invitato Jaynie Anderson a un dialogo con Reinhold C. Mueller, studioso di storia economica e sociale del Rinascimento veneziano, per presentare in anteprima nazionale agli studiosi di questa recentissima scoperta, avvenuta, come visto, letteralmente nell’altro emisfero. Quello tra Jaynie Anderson e Reinhold C. Mueller sarà il primo di un trittico di dialoghi che vedrà ospiti a Castelfranco Veneto altri celebri studiosi dell’opera di Giorgione: Enrico Maria Dal Pozzolo con Massimiliano Bassetti (31 maggio) e Salvatore Settis con Sergio Alcamo (21 giugno).

Matteo Melchiorre

Direttore Museo Casa Giorgione

Castelfranco Veneto

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