LA BANCARELLA 1989/2026 di Biagio Pancino

VENEZIA ORIENTALE – VeGAL
LA BANCARELLA 1989/2026
di Boris Brollo, curatore mostra

Cos’è la Eat Art o l’Arte del Cibo L’Arte è il Cibo dell’Anima, se accettiamo la metafora religiosa che il corpo è un Tempio sacro. Ma il cibo è il nutrimento del corpo e sappiamo quanto importante lo sia pure per il cervello che nutre la mente. Questo senso di un cibo dato agli umani che superasse: “le formiche, i topi, i gatti e i buoi” (F.T. Marinetti) viene svelato dal Futurismo col suo manifesto sulla cucina del 1930 fatto da Marinetti e da Fillia. E’ dai futuristi quindi che viene legato il cibo all’arte ed alla sua maniera di ingerirlo. Poi nel 1968 viene fondata a Düsseldorf il ristorante, divenuto poi galleria della Eat Art Gallery di Daniel Spoerri. Già c’era stato nel 1958 il negozio galleria di Ben Vautier a Nizza dove dentro vi si trovavano vecchie cose rimodernate o trascritte dall’intervento manuale dell’artista stesso. Così nel 1965 Robert Fillou e George Brecht aprirono a Villefranche-sur-Mer, in Costa Azzurra un negozio dove commerciavano e producevano le loro opere. E’ del 1973, qualche anno dopo queste iniziative che Biagio Pancino tiene a Ginevra “Une exposition sans Tableaux” detta pique-nique sulla pittura alla Galleria dei Filosofi. In questa mostra l’artista e gli invitati consumano prodotti commestibili, come: prosciutto, pane, vino e frutta, in precedenza colorati stando seduti a terra. Nel 1975 egli produce delle performance dette Souk, dove imitando i mercati magrebini di Parigi si mettono i prodotti a terra su delle panche o tappeti. Da qui inizia il suo percorso sui prodotti commestibili, dapprima inserendoli nei quadri, poi usando gli stessi da lui colorati. Eleggendo infine quale idolo rappresentativo del suo operare artistico: la patata, e per la sua capacità di svuotamento detta consumzione, vicina alla decomposizione, e per il suo formarsi nel tempo cambiando l’aspetto esteriore nel suo ringrinzire.

Les Légumes, ovvero La Bancarella (1989/2026) Questa ricostruzione della Bancarella di Biagio Pancino risente della “differente ripetizione” (G. Deleuze) della storia. Si potrebbe dire che è una copia e in quanto tale un falso?! Se l’artista fosse vivo, non ci sarebbe nessun problema: i casi di Duchamp che ripeté tutto i suoi ready made negli anni Sessanta, ma eseguiti in originale nel 1930, così come quello di De Chirico che ripeté i suoi quadri negli anni Settanta, già fatti negli anni Trenta, dimostrano l’intenzionalità a ripetere con la differenza del tempo, ma col medesimo Autore. Quando c’è la mano dell’artista non è che una ulteriore interpretazione. Diversa è la “ricostruzione” a posteriori dopo la morte dell’Autore. Pertanto il rifacimento della Bancarella fatta oggi, rispetto alla sua degli anni Ottanta, non è che un rifacimento dell’opera prima che nulla toglie all’dea originaria diventandone copia, Tutto il mondo è una copia di se stesso come disse Duchamp. Biagio Pancino nel 1980 scrisse un manifesto sull’Effimero. L’effimero della vita, dell’esistenza, della carne e la conseguente “consumzione” di questo processo dovuto dal tempo. In questo suo operare l’artista lascia che il Tempo sia l’artefice primo. Entra di soppiatto nel processo irreversibile dell’eternità. Non si può tornare indietro siamo costretti a proseguire sapendo della nostra finitezza. Ed è la finitezza del pittore stesso di fronte ad all’uso diverso dei materiali. Egli smette di dipingere. La sua ultima opera si chiamerà Penelope (1975) che è una pittura su tela di sacco dove escono dei fili che tirati sciolgono la trama che disfa la tela dipinta in precedenza. Quindi un azzeramento! Cioè la pittura è finita o si può finire! Pancino rivolge lo sguardo agli oggetti da consumo urbano e si inserisce nel ciclo di iniziative che nel Veneto orientale stanno interessando figure come Nievo, Hemingway, Pascutto, Russolo e Galuppi.

“Les légumes” sarà inaugurata sabato 10 ottobre alle ore 18.00 in via Garibaldi 41 a Portogruaro e resterà aperta fino al 30 novembre 2026. L’iniziativa si tiene con il patrocinio dei Comuni di Portogruaro e San Stino di Livenza.

Simonetta Dominese, vicepresidente di VeGAL e rappresentante nel Consiglio di Amministrazione delle organizzazioni del settore primario: “Questa iniziativa crea un legame concreto tra arte, agricoltura e territorio. Gli agricoltori svolgono un ruolo fondamentale nelle nostre comunità: producono il cibo che arriva sulle nostre tavole, ma contribuiscono anche alla cura del territorio, del paesaggio e delle tradizioni locali. La collaborazione di CIA, Coldiretti e Confagricoltura e delle aziende agricole rafforza questo rapporto tra agricoltura e cultura”.

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