IN OCCASIONE DELLA FESTA DEL REDENTORE 2022 La Libreria Studium propone l’incontro con Nelli Vanzan Marchini

IN OCCASIONE DELLA FESTA DEL REDENTORE 2022

La Libreria Studium propone l’incontro con Nelli Vanzan Marchini

giovedì 14 luglio alle 17:00

in diretta streaming direttamente dalla pagina Facebook della Libreria Studium

Marco Vidal parlerà con l’autrice del  libro “Guardarsi da chi non si guarda” La Repubblica di Venezia e il controllo delle pandemie , CIERRE 2022 in cui si   offre una chiave di lettura nuova  della grande peste del XVI secolo e del suo tempio, meta annuale di pellegrinaggio e della tradizionale festa sull’acqua.

Nel lontano 1576 la Serenissima si trovò davanti alla scelta fra il contenimento immediato del morbo e gli interessi commerciali che negavano la sua presenza.

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Dopo Lepanto e la dispendiosa pace con il Turco (1573), la Serenissima stava vivendo la ripresa economica quando, in quel 1576, la dichiarazione di peste in città l’avrebbe precipitata nell’isolamento, nella sospensione delle attività produttive, nella povertà.  Perciò, davanti alle richieste del Magistrato alla Sanità, che segnalava lo stato di emergenza, il Maggior Consiglio preferì alimentare il dibattito per poi dare ascolto a due professori dell’Università di Padova, Mercuriale e Capodivacca che, assecondando le aspettative politiche, negarono la presenza del pericolo.

Quando si cercò di correre ai ripari era troppo tardi.  Nel 1577 il bilancio si rivelò devastante: la morte nera aveva ucciso 1 veneziano su 4 ; 45.000 persone su 180.000 abitanti.

In piena epidemia il Senato alimentò la speranza e la coesione assecondando la credenza popolare che l’acqua del pozzo del convento della Santa Croce alla Giudecca   potesse preservare dal morbo.  Si fece voto solenne di erigere un tempio al Cristo Redentore affinché cessasse il contagio. Era il 4 settembre 1576. Il 3 maggio 1577 venne posata la prima pietra dell’edificio la cui esecuzione era già stata affidata a Andrea Palladio alla cui morte (1580) subentrò Antonio da Ponte. La pianta a croce longitudinale ricordava la devozione del segno del Tau frequente in tempo di peste e la simbologia del Santo Sepolcro. Il tempio, rivolto verso il Canal della Giudecca e la Piazza, con la sua mole compatta e il nitore della facciata fu meta dell’ “andata del doge”, la processione annuale che per secoli celebrò la scomparsa della peste e la grandezza della Repubblica, ascoltata interlocutrice del Cristo. 

Con questo tempio si intese unificare la molteplicità dei culti dei santi della peste (Cosma e Damiano, Rocco e Sebastiano) nella celebrazione del Cristo che redime. La gestione di questa cattedrale della fede, eretta dalla politica veneziana, fu affidata ai padri cappuccini del vicino romitaggio di Santa Maria degli Angeli, fondato nel 1539. I frati inizialmente non volevano accettare l’incarico, temendo che la suntuosità dell’opera contrastasse con la loro scelta di umiltà, ma poi, sotto le pressioni di papa Gregorio XIII, accolsero la richiesta.  Nel dicembre del 1577 i frati, per tener fede al loro voto di povertà, ottennero dal Senato che il tempio non ospitasse alcun sepolcro funebre onde evitare di ricevere i legati post mortem da parte delle famiglie patrizie. 

Dopo la grande peste del 1576 la politica sanitaria veneziana si orientò a prevenire le emergenze  intensificando le misure volte a controllare i focolai epidemici e a rendere compatibile lo sviluppo mercantile, abbattendo i rischi di contagio con l’isolamento nei lazzaretti di persone, merci e animali  infetti e sospetti.

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