SONO NATA IL VENTUNO A PRIMAVERA*
Questo verso di Alda Merini segna una ri-nascita ad un nuovo mondo, non solo di genere,
ma pure di coscienza etico sociale. Un mondo interiore che esce dal buio inconscio alla luce
della coscienza del sé. E chi, se non delle artiste, potevano dare il segno/simbolo di questa
rinascita grazie al loro morire e rinascere nell’opera?
Claudia Buttignol attraverso il segno/ferita del nero passa dal buio interiore alla luce del
nero che tutto assorbe, ma che fa da contralto alla luce del bianco, e che in memoria si
misura con gli altri neri di Caravaggio, di Manet, di Music, di Burri, di Auerbach, di Mangelos e
con le cancellature di Isgrò. Ketra (Elena Pizzato) ci propone la ricostruzione di un delitto di
cronaca nera avvenuto dalle sue parti. E nella ricostruzione di questa storia si fonde pure la
sua storia di donna e di giovane impegnata socialmente e culturalmente. L’empatia non
esclude la partecipazione, anzi, fa maturare in noi i tanti sentimenti a cui l’arte è spesso
chiamata per rimarcare la realtà quotidiana e darle un senso umano, nonostante la
bestialità dell’atto. Thomas De Quincey sosteneva che pure nel delitto c’è un’arte.
Massimiliana Sonego ritaglia e cuce immagini mentali dando loro nuova dimensione e
forma. Insomma destruttura e ricompone su un piano diverso, quindi nuovo, attitudini di
forme, come in un gioco, sulla costruzione di sistemi non definiti, ma a cui dare un nuovo
senso nominale da parte dello spettatore che sia. Tre artiste che rifondano la figura nella
dimensione mentale resa a Noi per tramite di una mutazione linguistica che ne sposta il
significato. E questo crea in noi una nuova coscienza dell’immagine e conseguentemente
della visione del futuro.
Il Curatore, Boris Brollo
* Verso tratto da una poesia di Alda Merini