PR & Influencer

Il futuro parla online, ma non tutti hanno capito che il web è l’unico modo per sopravvivere

Maggior spazio all’online, in un panorama sociale e lavorativo che cambia di giorno in giorno. Questa è la priorità in Italia, un paese forse troppo poco digitale alla vigilia della pandemia, che ora deve schiacciare sull’acceleratore per guardare ad un futuro che è sempre più online e sempre meno fisico.

Il cambiamento sul fronte del marketing

Cambia tutto, a cominciare dal marketing e dalla maniera di vendere un prodotto: il cliente prende il centro della scena e tutti i discorsi su brand e prodotti vanno in un’altra direzione, sicuramente secondaria.

Così tutti i settori si sono dovuti adeguare. L’hanno fatto i colossi dell’e-commerce, di sicuro il settore più in crescita anche per le stime del 2021. E così tutti gli altri, sfruttando l’enorme potenziale offerto anche dai social.

Oggi, per un negozio che prima si occupava solo di vendita al dettaglio, non è più utopico pensare di aprire altri canali: Facebook ed Instagram hanno aperto il proprio marketplace, Whatsapp dà la possibilità di offrire con account business un servizio rapido ed efficiente, nonché professionale. A cambiare così è la customer experience a trecentosessanta gradi. Ma non per tutti la strada è in discesa.

L’esempio del gambling: online, ma a potenziale limitato

Il gioco online è uno di quei settori ad aver giovato della pandemia, grazie ad un autentico boom vissuto tra marzo 2020 e il 2021. Ciò ha reso i rappresentanti della filiera, su tutti i casinò online, vero must dell’intrattenimento.

Gli operatori hanno tentato nuovi percorsi per fidelizzare i clienti in un momento tutt’altro che semplice. L’idea di erogare bonus free spins per l’iscrizione alle piattaforme, per esempio, si è rivelata vincente. Ma la realtà è ben lontana dall’immaginazione, fino a sembrare piuttosto limitata e confinata in orizzonti forse troppo provinciali.

Il settore gioco, in crescita si diceva, combatte anche sul fronte delle concessioni: ad oggi ne sono attive solo l’1,5% del mercato, per cui è evidente che sia mancata lungimiranza in una fase che nascondeva insomma grosse opportunità.

La sensazione è che qualche operatore non abbia voluto osare e che il business dell’online abbia allettato pochi. Qualcuno ci ha provato, ma pensando esclusivamente al modo in cui poter sfruttare meglio l’asset terrestre. Un vuoto a perdere, in una sola parola.

Questo perché il gioco online non ha distribuzione uniforme: l’80% dell’offerta si divide tra Lazio, Lombardia e buona parte del Sud Italia, affidandosi quasi del tutto all’outsourcing integrale.

I rischi sono evidenti, e la prospettiva appare sbagliata: il gioco terrestre non è affatto un ampliamento del digitale e l’integrazione tra i due canali prosegue, ma a rilento. E si rischia di rimanere indietro, in un futuro che parla ormai solo sul web. Se non si svolta, così si muore.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *