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Il benessere delle Dolomiti incontra l’azienda: così Matteo Piazzi, un giovane ventiseienne, rivoluziona il posto di lavoro

Un luogo esperienziale, quasi magico, dove i lavoratori possano essere più produttivi e affrontare il lavoro con più serenità e benessere. Il luogo fatato si chiama MOOD.

 

Il mondo sta cambiando, e insieme ad esso anche il luogo lavorativo prevederà grandi cambiamenti. I designer di tutto il mondo stanno cercando di farsi venire qualche idee per ridisegnare il posto di lavoro, un luogo che dovrà prevedere importanti cambiamenti strutturali soprattutto dal punto di vista esperienziale per il lavoratore.

 

Qui però non vi è nessun designer, nessun architetto, bensì un semplice ventiseienne e la sua profonda missione di portare il benessere delle Dolomiti nel luogo di lavoro.

 

Tutto ha inizio il 29 ottobre 2018, giorno in cui le Dolomiti subiscono una delle più grandi tragedie degli ultimi cent’anni: la tempesta Vaia.

 

Era sera, il vento iniziò a soffiare oltre i 200 km/h e la pioggia scendeva a dirotto. Centinaia di paesini in mezzo alle Dolomiti rimasero senza luce.

 

Il giorno dopo, quando le persone si svegliarono, oltre 14 milioni di alberi erano stati rasi al suolo dall’impeto della Tempesta Vaia, la peggior perturbazione degli ultimi cinquant’anni.

Un bosco, quello delle Dolomiti, spezzato dalla forza della natura.

 

In quel periodo, Matteo Piazzi il giovane creativo, si trovava all’estero, ma destino volle che proprio qualche giorno prima della tragedia decise di tornare per una settimana nella sua amata Moena, in Val di Fassa, per salutare la sua famiglia.

 

 

29 ottobre 2018, ore 20:00, il vento inizia ad urlare come mai era successo negli ultimi anni.

 

Matteo guarda fuori dalla finestra di casa per capire cosa stia succedendo ma è tutto buio e nessuna sa nulla. Il giorno dopo, come il suo solito, si alza presto ed esce sul balcone di casa per effettuare la sua classica ginnastica mattutina. Qualcosa però è cambiato: davanti a lui una chiazza strana sul bosco. Inizialmente non capisce, poi guarda meglio e vede centinaia di alberi caduti. In quel momento, qualcosa dentro di lui cambiò. Qualcosa doveva essere fatto.

 

Nei giorni successivi Matteo ritorna all’estero, sentendosi quasi in colpa per lasciare il territorio trentino profondamente ferito dall’accaduto. Le Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, erano state devastate, e il suo paesino d’origine, Moena, era uno dei luoghi più colpiti in assoluto.

 

Al suo ritorno alla normale attività lavorativa però, inizia a succedere qualcosa di insolito, che lui racconta come “ispiegabile”. Il lavoro, che negli ultimi sei anni era andato a gonfie vele iniziò a calare, alcune sfortune inaspettate iniziarono a colpirlo dal punto di vista personale e professionale, e la sua sensazione di colpa per non star facendo nulla per le Dolomiti era ancora alta.

 

“Io amo dare un senso a ciò che mi accade nella vita – racconta Matteo – ma quello che mi successe nei sei mesi successivi la tempesta ancora non riesco a spiegarmelo.”

 

Così dopo settimane di crisi personale Matteo prese una scelta: lasciare tutto e tornare nella sua terra d’origine dopo più di sei anni in giro per il mondo, per dare un senso a tutto ciò che era successo, sia a se stesso ma soprattutto alle Dolomiti.

 

Iniziano così le sue camminate giornaliere tra i boschi della Val di Fassa rivivendo i sentieri che quando era bambino frequentava per gioco.

 

L’habitat però era cambiato: il fitto bosco che caratterizzava quei luoghi fatati aveva preso il posto a una desolazione inspiegabile, e quel che è peggio è che gli alberi caduti quasi un anno prima erano ancora a terra, lì davanti ai suoi occhi.

 

Ed è proprio da una di queste camminate che nasce l’idea.

 

Si trovava esattamente a metà strada tra casa sua e il lago di Carezza quando, vedendo gli alberi caduti e abbandonati al loro destino, sorse in lui una domanda: ”Come posso ripristinare il bosco portando allo stesso tempo la sensazione di benessere e di assenza di stress che caratterizza questi habitat fatati, nel mondo del lavoro?

 

Da lì a qualche minuto, proprio quando si trovò in riva al lago di Carezza – uno dei luoghi più colpiti dalla Tempesta Vaia – nacque l’idea: utilizzare il legno caduto per creare un luogo esperienziale ed insonorizzato, dove le persone possano lavorare con più produttività, più serenità e meno stress.

 

“In riva a quel lago magico – racconta Matteo – era già nato un altro nostro progetto qualche mese prima relativo al benessere aziendale – MOON – ed è stato incredibile veder nascere una nuova idea, sempre lì, pochi mesi dopo”.

 

Così torna di corsa a casa, accende il suo computer e si chiede “e ora, come faccio a realizzare quello che ho in mente?”

Così, non avendo alcuna esperienza di design o architettura, apre un semplice foglio di presentazione e inizia a tracciare delle semplici linee che raffigurassero il progetto che aveva in mente.

 

Dopo tutta la nottata passata al computer e facendo prove nella sua soffitta per prendere le varie misure, il primo schizzo era pronto.

 

Decide così di portarlo ad un falegname, che immediatamente accetta con entusiasmo la collaborazione per questo importante progetto.

 

Nascono così una serie di prototipi, e dopo qualche mese prende vita MOOD, un luogo magico dove il legno caduto dalla Tempesta Vaia riprende vita e porta il benessere nel posto di lavoro.

 

Il luogo perfetto per effettuare telefonate e videoconferenze in totale privacy e con la giusta insonorizzazione. L’habitat ideale dove stimolare la creatività, il problem solving e la produttività aziendale. Un regno fatato dove potersi rilassare, meditare o effettuare della semplice respirazione rilassante.

 

L’intuizione? Stampare su legno il lago di Carezza, così che le persone possano godersi le Dolomiti anche durante il lavoro, ed essere consapevoli che quel legno proviene da una vera e propria calamità naturale.

 

 

Questo è un altro esempio di come un giovane ragazzo, senza laurea e diplomato con appena 66 centesimi possa dare vita a qualcosa di impattante.

 

“Erano anni che volevo creare qualcosa che potesse unire il benessere e le mie amate Dolomiti – racconta Matteo. Tutti mi dicevano che non ce l’avrei mai fatta, e che l’unica possibilità era quella di entrare nel settore del turismo. In Moonly lavoriamo in modo inverso: se le persone non possono raggiungere le Dolomiti ogni giorno, saranno le Dolomiti a raggiungere le persone.”

Così, da una tragedia nasce eleganza e design, e l’aspetto ancor più positivo è che per ogni MOOD che verrà realizzata verranno piantati dieci nuovi alberi.

“La nostra missione – come dice Matteo – è rendere l’esperienza lavorativa straordinaria e allo stesso tempo far ritornare le Dolomiti com’erano prima, piantando nuovi alberelli nei nostri boschi fatati.”

 

 

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