Come definisci la tua pratica pittorica?
Il mio docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia di pittura mi disse che la mia pratica pittorica si avvicinava ad un Espressionismo Deco. Due anni fa alla selezione del concorso internazionale di Londra per giovani emergenti, la giuria composta da esponenti del Sotheby’s Institute of Art and University of the Arts London, e da giornalisti della BCC e da notevoli critici d’arte, scrisse che la mia pratica pittorica esplorava l’idea di Aporia (Il termine aporia dal greco ἀπορία, passaggio impraticabile, strada senza uscita), nella filosofia greca antica indicava l’impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema, poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che, per quanto opposte, sembravano entrambe valide.). Ecco che l’immagine che resta sulla tela bianca è l’Aporia che si manifesta nata dalla necessità di comunicare.
Ho scoperto di non avere una sola pratica pittorica, ma diverse pratiche. Ma tutte le mie pratiche nascono non dalla ragione ma dal sentimento di amore che nutro per l’arte. Ecco quindi nascono dei cicli pittorici artisti, che a volte iniziano e finiscono, a volte durano nel tempo e si arricchiscono nel tempo di nuovi quadri. Per rispondere quindi alla domanda, come descrivi la tua pratica artistica, posso dire che l’attività di ricerca si sviluppa dal disegno al carboncino all’acquarello e all’olio per poi passare alla fude pen fino alla ceramica e al video. Recentemente ho sperimentato anche le resine. Ho fatto per diversi anni fotografia, incisione e video. Sono attratto anche dal 3d e mi interessa la prototipazione in ambito artistico. In realtà la pratica è uno strumento di espressione e che non voglio limitare l’arte ad una unica pratica perché essa è libera di esprimersi in diverse forme. È lei che sceglie come manifestarsi, e in che momento, non io. Io sono un tramite come lo sono gli strumenti. Ad esempio pur non avendo mai fatto uno, ma da quando ho visto la mostra di Mirò a Barcellona degli arazzi, ho sempre avuto la voglia di trasportare l’immagine artistica su uno di essi e quando avrò l’opportunità vorrei fare un ciclo anche di questa affascinante forma d’arte che si combina perfettamente con i tappeti e l’arredamento e il design. A questo proposito mi collego al fatto che mi stimola anche vedere l’arte sia come ricerca personale ma anche come “servizio” alle persone in base alle proprie esigenze. Se pensiamo al passato nella storia dell’arte dal periodo del mosaico dell’arte bizantina al periodo del Rinascimento, i mecenati hanno sempre accolto gli artisti e incentivati nella ricerca sotto vari modi arricchendo così le proprie collezioni d’arte anche in base alle proprie esigenze.
Da dove trai ispirazione per il tuo lavoro?
Sicuramente la sera, quando i telefoni sono spenti, e non c’è nessuno rumore se non il verso di qualche animale e mi ritrovo nel mio studio. Tutto si sospende e si rallenta, ecco in questo modo accade qualcosa di magico…Li ho la mia libreria con tutti i libri d’arte che ho comprato nel tempo e che mi creano una finestra temporale con gli artisti e i loro periodi storici. È la mia tana dove solo pochi hanno accesso…
I miei lavori pittorici sono ispirati dall’osservazione di atteggiamenti e situazioni di vita di tutti i giorni. La natura mi affascina molto per i colori e le forme. Ogni luce di ogni viaggio rimane dentro di me, dal verde umido tropicale di Singapore con le sue mangrovie, orchidee e palm bamboo alla luce intensa oro avvolgente del Gcc, all’irresistibile corteccia delle palme quasi a sembrare cuoio, al bianco e nero e ai colori giallo taxi e blu dei grattacieli di Manhattan a alle tonalità dei contrasti dei colori freddi con dei rosa shocking di Londra. Sono affascinato dalle pitture rupestri come le grotte di Altamira in Spagna , mi affascina di poter creare un ponte tra gli antenati e me oggi e potermi ritrovare nella stessa identica situazione mentale, quella di dipingere per necessità. L’immagine si manifesta perché deve farlo, io sono un tramite per farla emergere ed imprimersi su un supporto come una tela, un foglio,… Ecco che con questo trasporto oltre che la natura e la sua luce, un’altra ispirazione sono sicuramente i sentimenti familiari. Una terza ispirazione oltre che dalla natura e dalla famiglia, è data da delle immagini che mi lasciano nell’inconscio qualcosa che riaffiorano nei quadri. Uno sguardo di una persona, una foto di una rivista di moda, un articolo di un giornale di design sono tutti elementi che si mescolano e danno vita a delle serie artistiche. Senza dubbio in generale sono ispirato dal bello, ma non solo il bello estetico ma anche dal bello di un gesto. La ricerca quindi di conoscere l’arte del passato e del presente mi da ispirazione e motivazione per andare avanti.
Quali altri artisti hanno influenzato il tuo lavoro?
Ho avuto la fortuna di poter studiare arte a Venezia e Londra. A Venezia in particolar modo ho frequentato 4 anni per quasi tutti i giorni il Guggenheim di Venezia e potevo ammirare la collezione permanete del ‘900 da Picasso a Braque ai futuristi Balla Boccioni, a Magritte e Pollock e Kandinsky solo per citarne alcuni. Poi essendo all’Accademia potevo accedere anche continuamente alle Gallerie dell’Accademia e quindi mi trovavo a camminare tra l’uomo vitruviano di Leonardo a opere di Paolo Veneziano a Tintoretto, a Tiziano.
Queste continue visite in diversi musei del mondo, la Biennale di Venezia, le gallerie d’arte del Design District di Dubai,la Tate Modern, il Louvre,… mi hanno sempre alimentato la curiosità e stratificato in me la mia arte. Tra gli artisti che adoro e che sicuramente abbiano influenzato la mia ricerca spiccano Matisse, Gauguin Francis Bacon e Luc Tuymans, anche se guardo Banksy e Jeff Koons con molto interesse. Ho avuto il piacere di conoscere Jaime Hayon nel suo studio e ho bevuto una tazza di te con Nigel Coats nel suo studio di Londra seduto sopra alla Baroccabilly. Anche questi incontri sono stati significativi per me perché l’arte si muove e si manifesta a 360° e loro ne sono un esempio di arte e design.
In che modo la pandemia di Corona ha influenzato il tuo lavoro sia in termini di argomenti che di prospettive?
Questo periodo ha messo a dura prova tutti noi, creando degli sconvolgimenti epocali notevoli. Abbiamo dovuto cambiare i nostri programmi di espansione, ma solo temporaneamente. Potremmo dire che eravamo come sospesi in attesa di ritornare alla normalità. Questo rallentamento forzato in realtà è servito anche per approfondire il mio lavoro e per creare nuovi quadri, da qui ho concentrato l’attenzione sulla famiglia e sulla natura in modo particolare. Ho disegnato molto a matita, lo trovo sempre un esercizio fondamentale per gestire i pieni e i vuoti nel chiaroscuro. Ho anche avuto maggiore tempo per iscrivermi a diversi concorsi internazionali e ad rafforzare il contatto con i miei clienti vecchi e nuovi cercando di pensare al dopo pandemia. Non mi sono mai mosso fisicamente ma molto con il pensiero artistico. Ho avuto anche occasione di riprendere diversi libri dalla mia libreria e rileggerli con piacere. In particolare oltre che alle opere degli artisti che rivedo in foto e che poi ricerco nelle varie mostre, mi soffermo anche con interesse nelle loro biografie.
Hai sede in Italia ma hai esposto a livello internazionale. Raccontaci di più sulle tue mostre di spicco negli ultimi anni
Il mio studio è tra le Dolomiti e Venezia. Dopo aver esposto a Milano tre volte in via Magenta e a Vimercate con una mostra permanente in ceramica sulla facciata della Galleria Magenta, a Roma e in altre città italiane come Venezia e Treviso, ho esposto per tre mesi presso una galleria a Londra dopo essere stato selezionato ad un concorso internazionale per giovani artisti. Al party di apertura ho avuto l’onore di conoscere diversi critici d’arte, galleristi e direttori di fama internazionale e discutere con loro dei miei lavori. Durante la Vernissage a Londra mi è stata fatta anche una gradita sorpresa, avevano inviato apposta per me il mio docente di arte di quando studiavo alla Middlesex University a Londra Fine Art, è stato d’avvero un incontro emozionate. Dopo l’esposizione di Londra sono stato selezionato per esporre presso una nota galleria di Manhattan alla quale ho aderito con molto piacere con i tre quadri selezionati dal gallerista. Continuamente mi iscrivo a diversi concorsi internazionali tra la Svizzera Berlino e Londra. Ho suscitato anche interesse presso una galleria di Singapore e nel Gcc, Ho avuto anche l’onore di esporre alla Biennale di Architettura di Venezia presso il Padiglione Italia 13° edizione ed esposto al Mini Design Award BMW alla Triennale di Milano con Gillo Dorfles e ed in altre prestigiose sedi ma questa è un’altra storia perché era con dei prodotti di design…restiamo sul tema arte…
Raccontaci di più sulla serie “Reuse” e su come le nozioni di sostenibilità e ricreazione si svolgono in questo corpus di lavori
Grazie per questa domanda, mi fa molto piacere poter approfondire questo argomento. La serie Reuse nasce come tutte altre serie, Flowers, Family, Aporia e Woman quasi per caso. In realtà ma man mano che faccio capisco cosa sto facendo, all’inizio non è facile comprendere questo processo artistico e ci vuole molta forza e pazienza perché l’uomo cerca sempre risposte in quello che fa e specialmente nell’epoca tecnologica in cui viviamo le abbiamo sempre più velocemente. Ma l’Arte a volte non è razionale…e non da risposte immediate…Ma una volta capito cosa si sta facendo, poi si tratta di alimentare questa serie e di sostenerla. Reuse Colletion è una ciclo di opere che parte dall’idea del riutilizzo di una immagine esistente e ne ridà vita ma con un significato diverso. Da una seconda vita all’immagine che sarebbe rimasta chiusa in una rivista dopo essere stata vista. Diventa come un Ready Made pittorico che prende spunto dai Dadaisti e quindi da riviste di moda, giornali d’arte o fumetti o da una vecchia tela già dipinta. Ecco che ad esempio una sera presi una tavola di legno che avevo in studio sulla quale avevo iniziato un ritratto classico per apprendere le tecniche del restauro rappresentante Agnolo Doni di Raffello Sanzio durante i sabati all’Accademia al corso di restauro, e che non avevo mai finito, la capovolsi e di getto feci l’opera “Raffaello Sanzio”. L’opera rappresenta in sè l’impronta che rimane dell’Aporia dell’immagine come una unione temporale tra l’arte del passato con il presente. Un doppio autoritratto…Forse non è un caso che nel 2020 si sono celebrati i ‘500 anno dalla morte di Raffaello e che il quadro sia stato realizzato nel 2020. Una sera mio padre mi portò vari supporti per dipingere tra cui un suo vecchio quadro di un paesaggio fatto da lui insieme al pittore trevigiano Gianni Ambrogio. L’ho tenuto nel mio studio per mesi con affetto. Poi decisi di inserirlo nella collezione Reuse, ruotandolo e dipingendoci sopra. Ecco, era un paesaggio fatto da mio padre, Ambrogio e da me, ma non era più un paesaggio ma è diventato un volto. Durante un soggiorno con la famiglia in un piccolo borgo vicino a Firenze vidi una rivista di moda russa e iniziai a sfogliarla. Notai dei dettagli che mi colpissero molto, la valigia, l’auto storica, i gioielli, la sposa, la modella,… ecco che divennero parte della collezione Reuse. Tornando da un viaggio da Singapore presi una mappa turistica che comprai in città e ci dipinsi sopra, senza particolare attenzione ai luoghi che venivano rappresentati, ecco che è nata Reuse Maps. Oppure per casualità nel 2019 è nata “Reuse Monnalisa”…non sapevo che il 2019 erano i festeggiamenti dei 500anni di Leonardo…
Sto lavorando a Reuse Special Infinity e le immagini del lancio saranno disponibili dal primo gennaio 2022 sul mio sito www.manuelremeggio.com . Reuse Special Infinity è una evoluzione di Reuse Collection che durerà per tutta la vita andando a modificare una sola l’immagine nel tempo e quindi avremo in un unico quadro diversi stili, materiali e immagini una sotto l’altro. Diventa come un pieno e vuoto per ritornare pieno. Come il ciclo della vita del giorno e la notte, la vita e la morte. Ma ogni volta sarà come una rinascita…Sarà catalogato foto, descrizione ora giorno e anno di inizio e fine. Potrebbe partire da un dipinto ad olio, per poi diventare una scultura o un video grafico animato per ritornare su quadro. Quindi tutte le immagini che farò saranno un archivio fotografico e non saranno diversi quadri, ma saranno lo stesso “quadro” ma modificato nel tempo senza mai essere finito.. Alla fine quindi sarà una performance continua che muterà nel tempo. Potrebbe essere un paesaggio per diventare ritratto per poi essere una scultura…chi lo sa come andrà a finire?
Intervista realizzata da Bianca Brigitte Bonomi, Publisher, Harper’s Bazaar Qatar, Grazia Arabia & Esquire Qatar