Dodici minuti col fiato sospeso, con il nodo alla gola e la vista annebbiata. Dodici minuti che sintetizzano la storia di una donna, Gilda, e della sua famiglia, ma che raccontano anche quella di tante altre persone e famiglie alle prese con la malattia di Alzheimer.
“Non ti scordar di me”: è molto più di un cortometraggio. E’ un viaggio catartico attraverso la scomparsa di sé. Il tentativo (riuscito) di rappresentare come l’unico strumento per alleviare la sofferenza sia l’amore.
Il corto nasce dalla storia familiare di uno dei due registi, Fabio Marin, sindaco di San Zenone degli Ezzelini, la cui madre, Gilda, malata di Alzheimer, è scomparsa nel 2018. Assieme al regista Giuseppe Petruzzellis, i due registi raccontano la malattia dal punto di vista di Gilda, restituendole una parola ormai persa.
Gilda è una donna di mezza età, madre e moglie. Un giorno si accorge di avere difficoltà nell’apparecchiare la tavola. Sono i primi sintomi dell’Alzheimer. Tra materiali d’archivio e suggestioni poetiche, gli stadi della malattia diventano un flusso di immagini sospese sul ciglio dell’oblio. La memoria si trasforma in un caleidoscopio traballante, un nastro rotto, un mondo onirico. Di fronte alla dissoluzione di sé, l’unico appiglio alla realtà resta l’amore.
Il cortometraggio sarà protagonista della serata dedicata all’Alzheimer promossa per giovedì 28 ottobre alle 20.30 al Centro polivalente La Roggia di San Zenone degli Ezzelini promossa dall’assessorato al Servizio sociale e Sanità in collaborazione con la Federazione Veneta Solidarietà Alzheimer, l’associazione Alzheimer ODV di Riese Pio X, l’associazione Arcobaleno per l’Alzheimer e l’associazione Il Ciclamino.
Prima della visione del cortometraggio, interverranno il dottor Maurizio Gallucci, direttore del Centro disturbi cognitivi e demenze dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, la dottoressa Desy Meneghello, psicologa psicoterapeuta dell’associazione Alzheimer di Riese Pio X, Roberta Valentini, presidente dell’associazione Arcobaleno per l’Alzheimer, Renza Ferello, presidente della Federazione Veneta Solidarietà Alzheimer, e Fabio Marin, in veste di regista e figlio della protagonista del cortometraggio.
Coordina la serata l’assessore Esneda Bordignon.
Già vincitore le scorse settimane della menzione speciale al festival Visioni dal Mondo – Milano, il cortometraggio è stato presentato e sarà presentato anche ad altri Festival e concorsi (al Sedici-Corto Film Festival di Forlì, al The Pigeon International Film Festival – PIFF, in Islanda al Filmski festival Poklon viziji: First Crossings di Nova Gorica / Gorizia e a fine ottobre a Visioni Italiane Bologna).
Spiega Fabio Marin: “L’idea è nata qualche anno fa quando nei vari confronti clinici i medici spesso mi ripetevano quanto fosse complesso comunicare con i familiari di chi è affetto da Alzheimer perché l’esordio di questa patologia è come una bomba che esplode, che sgretola gli equilibri e crea un muro fatto di paure, pudore e sofferenza.
Ho pensato che potesse essere importante trasformare questo “muro” in un messaggio: inizialmente, quando mia madre era ancora in vita, l’idea era quella di creare un racconto di come era esordita la malattia in famiglia e come proseguiva ma nulla mi convinceva. Così ho pensato di coinvolgere anche il mio amico Giuseppe Petruzzellis di Aplysia col quale avevo realizzato altri lavori e con cui condividemmo l’idea di realizzare qualcosa che permettesse a chi guarda di entrare idealmente nella testa di un malato di Alzheimer.
Il lavoro è stato lungo e complesso. E’ durato 4 anni durante i quali ho scritto e riscritto la storia molte volte fino al cortometraggio finale: un insieme di immagini e suoni che nulla hanno a che fare con mia madre, ma che stanno a significare la malattia, la confusione, il dolore, la vita. La malattia. E l’amore presente prima, dopo e durante la. malattia”.
Aggiunge l’assessore il Servizio sociale, Esneda Bordignon: “Quando una famiglia ha a che fare con la malattia di Alzheimer non è solo la persona che ne è colpita ad essere stravolta, ma tutta la famiglia intera. E anche la comunità dovrebbe essere parte attiva, evitando di lasciare malato e famigliari soli: e questo lo scopo di eventi di informazione e sensibilizzazione come questi che si affiancano al prezioso contributo dato dai Centri sollievo, i volontari e gli educatori”.