Non succede, ma se succede è davvero un problema quando la propria casa va all’asta.
Questo accade quando, a causa di particolari e avverse condizioni economiche, non si riescono più a pagare i debiti contratti o il mutuo della casa»; situazione che, se protratta nel tempo, può concretizzare seriamente il rischio di perderla.
Ne abbiamo parlato con la Zero Commissioni Case di Pescara: «Avere una casa all’asta è un incubo che nessuno vorrebbe vivere. Fare sacrifici per poi non riuscire ad onorare un prestito bancario per carenza di liquidità è una tragedia» spiega il dottor Valerio Simeone, direttore dell’agenzia. «Per tale motivo è sempre meglio conoscere a monte tutte le dinamiche e le casistiche per le quali una casa può essere messa all’asta», spiega, «in modo da essere consapevoli e informati sui comportamenti da evitare per far sì che questo non succeda». Ma se dovesse succedere «abbiamo consulenti che possono avviare una trattativa con i creditori e trovare una soluzione, che sia la più celere e meno invasiva per tutti. E lo riusciamo a fare con ottimi risultati».
Quando una casa viene messa all’asta è perché è stata pignorata dalla banca o da qualsiasi soggetto abbia diritto di vantare un credito nei confronti di un debitore, debito che si tenta di recuperare attraverso il prelievo forzato del bene e la sua successiva vendita all’asta.
Pignoramento casa: quando viene eseguito
Il pignoramento è l’atto che viene notificato a domicilio da parte di un ufficiale giudiziario: segna così l’inizio della cosiddetta procedura di espropriazione forzata dei propri beni mobili e immobili, in virtù della situazione debitoria di insolvenza.«Il pignoramento immobiliare ha validità anche sulla prima casa,e anche quando sono presenti criticità come ad esempio un minore o un invalido che vivono all’interno», chiarisce il consulente.
Trattandosi, però, di esproprio e non di sfratto, la procedura è esecutiva e non conosce eccezioni.
«Il pignoramento segue un iter con dei tempi ben precisi e scanditi», chiarisce Simeone. In realtà, l’atto di pignoramento è l’ultima di tre fasi di una procedura che è stata avviata da chi vanta un credito nei confronti di un soggetto debitore, chiamato “esecutato”,e ha come obiettivo il pieno recupero di quanto gli spetti, rivalendosi sulla casa dell’insolvente.
Per comprendere meglio come si arrivi al pignoramento è bene spendere due parole sulle fasi precedenti, che sono rispettivamente il decreto ingiuntivo e l’atto di precetto. «Il decreto ingiuntivo è il primo atto con cui l’Autorità Giudiziaria, in seguito alla richiesta del creditore, certifica la validità del credito e ordina di pagare, usualmente entro 40 giorni il debito contratto», precisa Valerio Simeone, «somma a cui vanno aggiunte anche le spese e gli interessi maturati dal tribunale e che arrivano anche a 20mila euro l’anno in più».
Nella fase successiva segue l’atto di precetto, cioè l’atto giudiziario che giunge dall’Autorità se non è stato effettuato il pagamento o non è stata espletata alcun tipo di azione risolutiva. Il tempo a disposizione per pagare il debito, dopo la notifica dell’atto di precetto, è di 10 giorni dal ricevimento del documento.
Casa all’asta: cosa succede dopo il pignoramento
Giunti alla terza fase, ovvero al mancato pagamento anche dopo la notifica dell’atto di precetto, si procede al pignoramento. «La procedura prevede la visita di un perito preposto alla visione della casa per redigere una relazione dettagliata sulle attuali condizioni e definire il suo valore», spiegano dalla Zero Commissioni Case.
Subito dopo il tribunale fissa la data dell’asta, determinando il prezzo minimo stabilito sulla base della perizia. Spesso il prezzo d’asta sarà, più basso rispetto al valore reale della casa, attraendo in breve tempo così molti interessati per acquistarla.
Se l’asta resta deserta, ovvero non viene presentata nessuna offerta sull’immobile, il tribunale ridurrà il prezzo della casa di un ulteriore 25% e così di volta in volta fino alla vendita. Qualora il prezzo si abbassi troppo, l’immobile sarà praticamente svenduto all’asta e per il debitore nascerà un altro problema ancora: il quantum recuperato dalla sua casa non riuscirà a pagare il debito, necessitando, quindi, di sborsare ancora soldi per saldarlo…
Per cui l’asta, purtroppo, non estingue il problema, ma potrebbe solo compensare una parte del debito che nel frattempo è anche aumentato vertiginosamente. Una spirale da cui si potrebbe non uscire più, rimanendo così segnalati nelle centrali rischio, chiamate Crif, che bloccheranno l’apertura di qualsiasi conto corrente, carta di credito, finanziamento e fido. Un problema con ripercussioni enormi, insomma.
Dal pignoramento all’atto di trasferimento
«Durante il periodo di un’asta, l’attuale proprietario dell’immobile in alcuni casi può continuare a vivere nella sua casa disponendo a tutti gli effetti dei diritti di dimora, fino a quando non diventa esecutivo il decreto di trasferimento», spiega il direttore. Tale decreto sancisce in modo perentorio e irreversibile il trasferimento della proprietà dell’immobile venduto all’asta all’aggiudicatario, che diventa, a tutti gli effetti, il nuovo proprietario esclusivo dell’immobile.
Sostituisce, di fatto, l’atto notarile come in un acquisto normale.
Il decreto di trasferimento obbliga, inoltre, all’immediata liberazione dell’abitazione che ancora l’ex proprietario occupa. In caso di rifiuto da parte di quest’ultimo di lasciare la casa, l’aggiudicatario può avviare una procedura per ottenere il rilascio forzato dell’immobile attraverso un ufficiale giudiziario e la forza pubblica in tempi molto più brevi del consueto, come previsto dal codice di procedura civile, ovvero fino ad un massimo di 60 giorni.