Collefasani.Dove il Falerno rinasce tra terra, mare e memoria.

La nostra storia affonda le radici in una terra antica, dove il mare ha custodito memorie romane e la
vite ha scritto pagine di civiltà. Siamo nella zona del Monte Massico, nel cuore dell’antico territorio
di produzione di Falerno. Qui nasce Collefasani, una sola parola, come un sigillo. Un nome che non
indica soltanto un luogo, ma un’identità precisa: quella delle famiglie Fabrocile e Verrengia che
hanno scelto di trasformare la memoria storica in progetto contemporaneo. Nel 2007 la passione per
l’agricoltura si trasforma in impresa: nasce ufficialmente la cantina, con l’obiettivo di preservare nei
vini cultura, tipicità e identità territoriale condividendo la visione imprenditoriale e l’amore per il
vino e per questa terra straordinaria.
Oggi Collefasani è una realtà strutturata, con una produzione complessiva tra 20.000 e 30.000
bottiglie annue, distribuite tra le diverse etichette DOC del Falerno del Massico. I vigneti si
estendono tra le colline di Sessa Aurunca (Fasani) e la località Triglione di Mondragone, in un
territorio che beneficia della vicinanza del mare e delle escursioni termiche del Massico.
La storia di Collefasani non comincia con una moda, ma con una consapevolezza: coltivare vite in
questo territorio significa dialogare con oltre duemila anni di cultura agricola. Il Falerno era il vino
più celebrato dell’antichità romana, osannato da poeti e imperatori, considerato il “gran cru” del
mondo antico. Non era soltanto una bevanda, ma uno status symbol, un segno di prestigio che
viaggiava lungo le rotte commerciali dell’Impero.
Le vigne di Collefasani si estendono tra la frazione Fasani di Sessa Aurunca e la località Triglione
di Mondragone, a ridosso della storica via Appia, la “Regina Viarum”, oggi riconosciuta patrimonio
UNESCO dell’umanità. Una strada che non è solo un asse viario, ma un simbolo di connessione tra
territori, cultura e commercio. È suggestivo pensare che, proprio lungo questa direttrice,
viaggiassero le anfore di Falerno destinate alle mense patrizie di Roma.
E il legame con l’archeologia non è retorica. L’antica, città romana oggi in parte sommersa dal
mare, ha restituito anfore e testimonianze che raccontano l’intensità dei traffici vinicoli. Il Falerno
era un vino identificato, tracciato, riconoscibile: su alcune anfore erano incisi il nome del
produttore, la data e il luogo di produzione. Una forma primordiale di denominazione di origine,
che rende il Falerno una delle prime espressioni documentate di “DOC” della storia.
Collefasani raccoglie questa eredità con rispetto e responsabilità. Non come nostalgia del passato,
ma come stimolo a produrre eccellenza.
Oggi l’azienda coltiva vitigni autoctoni che raccontano l’anima autentica del territorio. La
Falanghina, luminosa e vibrante, esprime la componente più mediterranea, fatta di sole, brezze
marine e freschezze minerali. L’Aglianico, austero e longevo, restituisce profondità, struttura,
capacità evolutiva. E poi il Primitivo, interpretato in una chiave che unisce potenza e finezza.
La gestione agronomica segue criteri di sostenibilità e attenzione ambientale: vendemmia a
mano, lavorazioni del suolo non invasive, controllo naturale delle infestanti, uso razionale
dell’acqua, monitoraggio fitosanitario mirato e riduzione degli input chimici.

In cantina, struttura indipendente situata a Mondragone e recuperata come esempio di archeologia
industriale, l’approccio è altrettanto rispettoso: vinificazioni in acciaio a temperatura controllata,
macerazioni calibrate in base al vitigno, affinamenti in acciaio, bottiglia o barrique francesi per le
selezioni e controllo rigoroso dei processi per garantire stabilità e identità
L’obiettivo non è forzare il vino, ma accompagnarlo, preservandone integrità e territorialità.
Il Primitivo di Collefasani non è eccesso, ma equilibrio. Nasce su terreni che alternano argilla,
sabbia e componenti vulcaniche, beneficiando della vicinanza del mare e dell’escursione termica
che scende dal Massico. Nel calice offre frutto maturo, mora e prugna, ma anche note balsamiche e
speziate. La trama tannica è avvolgente, mai aggressiva, sostenuta da una freschezza che ne allunga
la prospettiva gustativa. È un vino che racconta il Sud senza caricature: intenso, solare, ma capace
di eleganza.
La Falanghina di Collefasani non è soltanto freschezza, ma identità territoriale. Nasce su suoli
argillosi e calcarei di matrice vulcanica, accarezzati dalle brezze del Tirreno e illuminati da un sole
generoso, mitigato dall’escursione termica. Nel calice si presenta luminosa, di un giallo paglierino
brillante. Al naso esprime fiori bianchi, acacia, agrumi maturi e leggere sfumature di frutta a polpa
bianca. In bocca è tesa, sapida, con una spalla acida viva che dona slancio e verticalità. La
mineralità, figlia della vicinanza al mare, le conferisce eleganza e persistenza. È un vino
mediterraneo, ma mai opulento: armonico, dinamico, capace di coniugare immediatezza e
profondità.
L’Aglianico di Collefasani è struttura e finezza in equilibrio. Affonda le radici in terreni argillosi
che ne esaltano la complessità e la capacità evolutiva, in un territorio storicamente vocato alla
produzione di vino robusto. Nel bicchiere si mostra di un rosso rubino compatto, con riflessi
profondi. Il bouquet è intenso e raffinato: mora, amarena, prugna, con accenni di spezie scure e lievi
note vegetali che ne arricchiscono il profilo. Al palato rivela tannini fitti ma eleganti, ben integrati,
sostenuti da una freschezza che ne bilancia la potenza. È un vino che parla di tempo e di attesa,
capace di evolvere con grazia, mantenendo uno stile austero ma mai rigido. Un rosso che interpreta
il Sud con autorevolezza e misura, coniugando forza e profondità.
Ogni etichetta prodotta da Collefasani è pensata come espressione di un cru territoriale. La filosofia
aziendale non rincorre la quantità, ma la coerenza. Il lavoro in vigna è attento, rispettoso dei cicli
naturali, con interventi mirati e mai invasivi. La raccolta è calibrata sul grado di maturazione
ottimale, per preservare identità varietale e integrità aromatica.
In cantina la linea è chiara: valorizzare l’uva, non sovrastarla. Le fermentazioni sono controllate con
sensibilità artigianale, gli affinamenti studiati per accompagnare il vino senza coprirne la voce. Il
legno, quando presente, è strumento di armonizzazione e non protagonista. L’obiettivo è lasciare
che sia il territorio a parlare.
Accanto alla tradizione, Collefasani guarda anche all’innovazione: siamo tra le prime realtà del
territorio a sperimentare l’invecchiamento subacqueo, immergendo le bottiglie nelle
profondità marine del golfo di Napoli. Un affinamento che sfrutta temperatura costante, assenza di
luce e pressione naturale per favorire un’evoluzione lenta e armoniosa. Non una scelta scenografica,
ma un progetto coerente con la nostra storia: un dialogo continuo tra terra e mare, tra memoria
romana e visione contemporanea.
Collefasani non è soltanto produzione vitivinicola. È racconto, divulgazione, responsabilità
culturale. Ogni bottiglia porta con sé un frammento di storia: quella delle anfore ritrovate sui

fondali, delle rotte mediterranee, dei banchetti imperiali, delle vigne che ancora oggi affondano le
radici in una terra stratificata di memoria.
Visitare Collefasani significa attraversare un paesaggio dove il tempo sembra sovrapporsi: l’antico
tracciato dell’Appia, le colline che guardano il Tirreno, i resti archeologici, le vigne ordinate che
guardano al futuro. La degustazione diventa così un’esperienza immersiva. Non si assaggia soltanto
un vino, ma una continuità storica.
Nel calice si ritrova la forza del Massico, la sapidità portata dal mare, la generosità del sole
campano. Ma si percepisce anche qualcosa di più sottile: la volontà di custodire un’eredità senza
cristallizzarla. Di rendere contemporaneo un mito antico.
Collefasani è questo: un ponte tra epoche. Un’azienda che produce eccellenze del Falerno con lo
sguardo rivolto alla qualità assoluta e alla valorizzazione del territorio. Un progetto che dimostra
come la grandezza non sia soltanto una questione di dimensioni, ma di visione.
E mentre si lascia la collina, con il profilo del Massico alle spalle e il mare all’orizzonte, resta una
certezza: il Falerno non è solo un vino del passato. È una storia che continua. E Collefasani ne è una
delle voci più autentiche.

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