Caterina Molinari e Franco Arfini: “Abbiamo creato un metodo di allenamento per tutti gli sport acquatici, senza palestra e senza attrezzi”

Surfisti, suppisti, windsurfisti, kitesurfisti e canoisti condividono un problema che raramente viene affrontato in modo strutturato: come preparare il corpo prima di entrare in acqua? La risposta, fino a poco tempo fa, era affidata al buon senso di ciascuno o a programmi di allenamento pensati per altri sport, adattati alla meglio. Oggi esiste un metodo specifico, costruito da due laureati in Scienze Motorie, che cambia le regole del gioco. Si chiama allenamento presurfistico e lo hanno ideato Caterina Molinari e Franco Arfini in collaborazione con Sup Italy Academy.

Il nome richiama volutamente l’allenamento presciistico, un concetto che chi pratica sport invernali conosce bene. Ma l’ambizione è più ampia: formare istruttori capaci di preparare fisicamente chi pratica qualsiasi disciplina acquatica, dal surf al nuoto, dal SUP al kitesurf. Con due particolarità che lo rendono unico nel panorama italiano: non servono attrezzi specifici e non serve una palestra.

Abbiamo parlato con entrambi per capire come nasce questo approccio, a chi si rivolge e perché potrebbe diventare un nuovo standard nella preparazione degli sport d’acqua.

Caterina, il vostro percorso nasce da una solida formazione in Scienze Motorie. Quando avete capito che mancava un metodo davvero trasversale dedicato agli sport acquatici?

“Sono stati proprio gli istruttori di diverse discipline acquatiche, che abbiamo incontrato come allievi, a farci rendere conto di questa necessità. L’esigenza era chiara: essere più preparati fisicamente alla pratica sportiva e poter allenare i propri allievi con un metodo solido. Non esisteva nulla di specifico che coprisse trasversalmente tutti gli sport d’acqua. Partendo da questa consapevolezza, insieme abbiamo iniziato a sviluppare il progetto.”

Franco, il vostro metodo si applica a diversi sport: surf, SUP, windsurf, kitesurf, nuoto. Qual è il filo conduttore che unisce queste discipline dal punto di vista dell’allenamento?

“La qualità fisica di base necessaria a svolgere qualunque sport è principalmente la forza. È indispensabile in ogni gesto che facciamo, sia nel quotidiano che nelle attività sportive. Se abbiamo una buona base di forza saremo più efficaci ed efficienti, ci stancheremo di meno praticando la disciplina e avremo meno rischio di lesioni perché avremo rinforzato tutto il corpo: tanto i muscoli sottoposti a più sollecitazioni, quanto quelli, altrettanto importanti, che utilizziamo inconsapevolmente.”

Il punto sollevato da Franco tocca un nervo scoperto nel mondo degli sport acquatici. Chi surfa, pagaia o naviga con una vela sottopone il corpo a sollecitazioni intense e ripetitive, spesso senza una preparazione fisica adeguata. Gli infortuni più comuni, dalle tendiniti alle lesioni muscolari, nascono proprio da questo squilibrio tra l’intensità della pratica e la preparazione di chi la affronta. Un gap che fino a oggi veniva colmato con soluzioni improvvisate o mutuate da altri ambiti sportivi.

Caterina, l’allenamento presurfistico è una definizione che incuriosisce molto. Come nasce questa disciplina e perché avete sentito l’esigenza di darle un nome preciso e riconoscibile?

“Oggigiorno tutto si basa su ricerche online quando si cerca una formazione professionale. Dopo vari tentativi abbiamo, insieme ad AICS, optato per un concetto riconoscibile e associabile a qualcosa di già noto, come l’allenamento presciistico. L’idea era rendere immediatamente comprensibile di cosa si tratta, anche a chi non conosce ancora il metodo. In realtà il corso va ben oltre il surf: prepara a diventare istruttori di ginnastica per ogni tipo di disciplina acquatica.”

Franco, nel vostro lavoro quanto conta la prevenzione degli infortuni e la costruzione di una preparazione fisica intelligente, soprattutto per chi pratica sport acquatici ad alto impatto?

“Moltissimo. Di fatto uno dei motivi principali per cui è nato il progetto è proprio dare a chi pratica sport acquatici, già intrinsecamente potenzialmente lesivi, gli strumenti per prevenire il più possibile le lesioni derivate dalle sollecitazioni e dalla ripetitività dei gesti. Se il nostro organismo è più forte, sarà più preparato a reagire a impatti e situazioni rischiose per il sistema muscolo-scheletrico. È un principio semplice ma che nel mondo degli sport d’acqua viene ancora troppo spesso sottovalutato”

Qui emerge uno degli aspetti più interessanti del metodo: la separazione netta tra preparazione fisica di base e allenamento dei gesti tecnici specifici. Remare, virare, salire sulla tavola, curvare: sono movimenti che appartengono a corsi dedicati e già esistenti. Il corso di allenamento presurfistico lavora invece sulle fondamenta, sulla forza muscolare che rende possibile eseguire quei gesti in modo efficiente e sicuro. Una distinzione che i percorsi tradizionali, come sottolinea Caterina, tendono a confondere.

Caterina, una delle peculiarità del vostro metodo è che non servono né palestra né attrezzi. Quanto è importante oggi rendere l’allenamento accessibile, senza rinunciare alla qualità?

“L’accessibilità e l’adattabilità sono fondamentali per chi già si allena per sport acquatici, perché incorre già in spese elevate per il materiale. Poter utilizzare per l’allenamento materiali facilmente reperibili o esercizi a corpo libero è determinante per raggiungere il più ampio pubblico possibile. Questo non esclude che il metodo possa essere svolto anche in una palestra tradizionale: la differenza sta nel fatto che non ne hai bisogno per partire. L’importante è comprendere le basi fisiologiche, perché è da lì che arriva la qualità.”

Franco, avete scelto di proporre il corso inizialmente come workshop online. Quanto è importante abbattere le barriere di accesso alla formazione senza perdere autorevolezza?

“Essere accessibili è importantissimo, anche per arrivare al più alto numero di persone possibile. Il corso ha una componente teorica importante che si può sviluppare perfettamente online, e il formato workshop aiuta a ridurre i costi di spostamento. Chi si iscrive può formarsi durante un weekend, dal proprio computer, e acquisire già una base solida di conoscenze.

La struttura del percorso formativo è pensata per essere progressiva e flessibile. Si parte con il workshop online di un weekend, accessibile a tutti: istruttori di sport acquatici, atleti, appassionati, o semplicemente chi cerca una nuova opportunità professionale. Chi vuole ottenere il brevetto con riconoscimento CONI aggiunge un secondo weekend in presenza, l’upgrade che trasforma la teoria in pratica e apre le porte a una professione vera e propria. Una formula che abbatte le barriere d’ingresso senza rinunciare alla sostanza.”

Caterina, il corso permette di diventare istruttori per più discipline acquatiche. In che modo questo approccio cambia la preparazione fisica rispetto ai percorsi tradizionali?

“In realtà qualunque disciplina si pratichi, sia acquatica che non, è necessaria una base di forza muscolare. Una volta compresi i concetti fondamentali fisiologici e di teoria dell’allenamento, possiamo applicarli come base per ogni disciplina. Il nostro corso fornisce le conoscenze per preparare un allenamento di forza complementare a quelli dedicati ai gesti tecnici specifici. I percorsi tradizionali a volte confondono le due cose, che sono in realtà molto diverse. Noi abbiamo voluto tracciare questa separazione con chiarezza.”

Franco, Per chi decide di fare l’upgrade e ottenere il brevetto, cosa cambia davvero in termini di competenze e possibilità professionali?

“L’upgrade permette di provare sulla propria pelle, in modo pratico, ciò che si è appreso nel corso online e di capire realmente come applicare il metodo ai differenti profili di allievi, a seconda delle diverse esigenze. Questo apre un’offerta lavorativa molto più ampia: il Brevetto permette di applicare le conoscenze acquisite nelle varie strutture sportive e, aspetto non secondario, di ampliare la stagione lavorativa anche nei periodi in cui il meteo non consente la pratica in acqua.”

Caterina, dal punto di vista umano e professionale, che tipo di persone si avvicinano più spesso a questo percorso formativo?

“Soprattutto istruttori che vogliono offrire un servizio completo ai propri allievi per tutto l’anno, fornendo gli strumenti per essere fisicamente pronti alle sfide in acqua. Una preparazione adeguata previene lesioni e ottimizza le energie. Proponendo questo tipo di attività nelle proprie strutture si riesce anche ad ampliare la stagione lavorativa, coprendo quei mesi in cui le condizioni meteo non permettono a tutti di praticare in acqua. È un valore aggiunto concreto, sia per l’istruttore che per i suoi allievi.”

Franco, guardando al futuro, pensi che l’allenamento presurfistico possa diventare un nuovo standard nella preparazione degli sport acquatici?

“Il trend in ogni sport è dare importanza crescente alla preparazione e all’allenamento di forza, perché con una preparazione adeguata aumenta la vita utile degli sportivi e il rendimento migliora. Le discipline acquatiche non fanno eccezione. Il processo di certificazione, in questo senso, è fondamentale: è ciò che garantisce la qualità del servizio offerto al destinatario finale.”

Il metodo di Caterina Molinari e Franco Arfini non nasce per sostituire ciò che già esiste nel mondo della preparazione atletica, ma per colmare uno spazio specifico: un approccio trasversale a tutte le discipline acquatiche, accessibile ovunque, senza vincoli di attrezzatura o struttura, e con una certificazione CONI che ne garantisce il valore professionale. Uno strumento in più per istruttori e atleti che vogliono allenarsi meglio, prevenire infortuni e costruire una professione solida, dodici mesi l’anno.

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