Quando si siede al pianoforte, Allegra Perrone trasforma le note in emozioni, con una maturità sorprendente. Le mani scorrono sicure sulla tastiera, trasformando note complesse in emozioni, come se la musica fosse sempre stata parte di lei.
Chi è Allegra Perrone
Per Allegra Perrone, alunna dell’Istituto Comprensivo “Federico Torre” di Benevento, l’incontro con il pianoforte è stato quasi naturale. Fino a pochi anni fa non aveva mai pensato di suonare, poi un pomeriggio passato a giocare con il papà e una tastierina ricevuta per regalo hanno acceso qualcosa. «Un giorno ho pensato: voglio suonare», racconta. Da lì, il vecchio pianoforte di famiglia arrivato da Torino e l’inizio di un percorso che, in pochi anni, l’ha portata a distinguersi tra le giovani promesse del panorama pianistico.
Guidata dal Maestro Lucio Caputo, Allegra ha trovato nella musica non solo una disciplina, ma una voce. A dieci anni ha conquistato il suo primo premio assoluto al concorso “Mercadante” di Napoli. Quest’anno ha collezionato due traguardi importanti: il primo premio con punteggio pieno al concorso “Asteas” di Montesarchio e il terzo posto al prestigioso concorso europeo “Don Enrico Smaldone” di Napoli, accreditato dalla Alink-Argerich Foundation.
Il suo repertorio spazia da Mozart a Chopin, il compositore che più la emoziona, scoperto grazie a un anime che l’ha segnata. «Non so spiegare perché, ma la sua musica mi emoziona tanto», confida. Allegra sogna un futuro al pianoforte, ma senza rincorrere solo premi o notorietà. Vi lasciamo alla nostra intervista.
Intervista ad Allegra Perrone
Come ti sei avvicinata al pianoforte? C’è stato un momento particolare in cui hai capito che questa sarebbe diventata una tua grande passione?
Fino agli 8 anni non avevo mai pensato al pianoforte, né avevo mai immaginato di iniziare a suonarlo. Un giorno, però, giocando con mio papà ho cominciato a strimpellare con lui e quasi all’improvviso, mi sono svegliata con un pensiero chiaro in testa: “Voglio suonare.” Mi regalarono una piccola tastiera da 102 tasti al mio compleanno e da lì cominciai a giocare; poi mio papà fece trasportare il suo vecchio pianoforte a muro da Torino e al mio nono compleanno, insieme alla mia famiglia, abbiamo cercato una scuola di musica. Grazie a mio fratello, abbiamo trovato quella giusta. Ho iniziato con un anno di lezioni base, in cui ho imparato le prime nozioni teoriche e pratiche e mi sono divertita molto.
Verso la fine della quinta elementare ho sostenuto un esame presso la scuola Federico Torre di Benevento per accedere alla sezione indirizzo musicale con il pianoforte portando Let it be dei Beatles. Sono riuscita a superarlo e da lì è iniziato il mio vero percorso di studi, guidata dal professor Lucio Caputo, a cui devo tantissimo.
Hai già ottenuto importanti riconoscimenti partecipando a due concorsi internazionali: quali emozioni hai provato salendo sul palco e ricevendo questi premi?
Il mio primo concorso è stato quello del Mercadante di Napoli, dove ho conquistato il primo premio assoluto. È stata un’esperienza bellissima: avevo solo 10 anni ed ero la più piccola dell’istituto (avevo fatto la primina!).
Ricordo con emozione che, al rientro a scuola, una TV locale intervistò me e alcune compagne perché avevamo portato prestigio all’istituto. Il preside ci fece i complimenti davanti a tutti… un momento che non dimenticherò mai.
Quest’anno il prof mi ha consigliato di partecipare ai due concorsi internazionali: il livello era davvero importante e ho capito che dovrò partecipare a tantissimi eventi per cercare di contenere l’emozione e la concentrazione perché sono davvero emozionanti. All’inizio sembri di pietra, poi, dopo due respiri, le mani partono da sole e, se riesco a contenere l’emozione, il cuore fa il resto.
C’è un brano o un compositore a cui ti senti particolarmente legata quando suoni? Perché?
Sono molto legata alla musica di Chopin. Tutto è iniziato guardando un anime che mi ha colpita molto, si intitola Il piano nella foresta. Racconta la storia di un ragazzo povero che si trasferisce con la madre vicino a una foresta dove si trova un pianoforte abbandonato. Durante un concorso pianistico, il ragazzo suona un brano di Chopin: il Valzer del minuto.
Non so spiegare esattamente perché ma la sua musica mi emoziona tanto, forse è ancora presto per capirlo a fondo, ma so che riesce a trasmettermi sensazioni che altri compositori non mi danno. Riconoscerei il suo stile ovunque.
Quali sono i tuoi sogni per il futuro? Ti immagini di continuare a studiare musica e magari fare della tua passione una professione?
In questo momento cerco di concentrarmi sul presente e ascoltare il mio istinto, quello che mi dice il mio “sesto senso”.
Ma se penso al futuro, il mio sogno è diventare una pianista che possa essere ricordata nel tempo. Non per fama o per soldi, ma perché credo che non esista musica bella o brutta: esiste la musica che rimane nel cuore delle persone e quella che si dimentica.
Il futuro luminoso
Per Allegra Perrone, il pianoforte è una parte di sé. Ogni brano che interpreta è un modo per esprimere emozioni che le parole non riescono a contenere. La disciplina dello studio e l’adrenalina del palco convivono nel suo percorso, fatto di passione e impegno quotidiano. I successi già conquistati sono importanti, ma non sono l’obiettivo finale: ciò che conta, per lei, è riuscire a lasciare un segno autentico in chi ascolta. Perché, come ama ricordare, la musica vera non si dimentica.