Salone del Mobile, il manifesto

Il Salone del Mobile, che a Milano affonda le proprie radici,
vuole riassumere e sottolineare i punti di forza e gli elementi di
interconnessione dell’evento con la città, con l’obiettivo di dare
seguito al processo di internazionalizzazione che entrambi hanno
intrapreso, e consegnare alla comunità del design alcuni punti
progettuali per il prossimo futuro.
Nasce, così, il primo Manifesto del Salone del Mobile.Milano,
che è un atto di affetto nei confronti della città, un patto di intenti
finalizzato a canalizzare le forze che a Milano possono lavorare
insieme per mantenere il ruolo di leadership della manifestazione
e della città, oltre che attrarre pensieri, progetti, risorse nuove.
Perché il Salone del Mobile non è solo una fiera.
Il Salone del Mobile è un sistema di connessioni, creatività
e innovazione. In una settimana, confluiscono a Milano per
l’evento oltre trecentomila persone: sono imprenditori, giornalisti,
collezionisti, intellettuali, critici, designer, architetti, creativi,
lavoratori della conoscenza, cultori del bello. Si ritrovano ogni
anno nella settimana del Salone in un luogo che li accoglie con
una rete di opportunità.
Il Salone è, prima di tutto, un’emozione: trasmette positività,
entusiasmo, intraprendenza e buonumore. Le aziende che
lavorano e progettano sono orgogliose di investire nell’evento che
sarà al centro dell’attenzione mondiale; gli architetti e i designer
concentrano la loro creatività con l’obiettivo di esprimerla al
Salone. C’è emozione nel preparare un progetto che poi, a sua
volta, trasferirà altra emozione ed empatia. Anche la macchina
organizzativa della manifestazione lavora per un anno insieme alle
aziende per offrire loro il miglior palcoscenico possibile.
Ecco perché il Salone non è più una semplice fiera ma
un’esperienza globale che attira non solo gli operatori direttamente
coinvolti, ma anche coloro che sono fuori dal business del design.
Tutti vogliono essere al Salone, a contatto con chi crea, innova,
produce e compra. Aziende, creativi, trend hunter vogliono essere
a Milano, protagonisti del Salone del Mobile.
Si crea così una catena virtuosa design – prodotto – qualità
– innovazione – città – valore – che rappresenta l’unicum del
Salone di Milano. Tale processo è animato da alcune componenti
essenziali, ciascuna delle quali costituisce un tassello che
compone gli intenti del nuovo Manifesto.
Emozione
Al Salone del Mobile sono oltre 2.000 (di cui il 30% straniere) le
aziende che presentano le proprie proposte di arredo, dal classico
al design. Dietro all’immagine di stand che sembrano teatri, di
allestimenti curati nel dettaglio, c’è il lavoro delle fabbriche, della
rete produttiva vicina (con le imprese della Brianza) e di quella
più lontana, rappresentata da Veneto, Marche, Toscana e Puglia,
ma anche dall’eccellenza tedesca, francese, belga, spagnola,
americana e da molte altre.
È quella rete industriale, quel sistema fabbrica, costituito da
piccole, piccolissime imprese artigiane accanto a imprese di grandi
dimensioni, che crea le basi solide per una fiera di successo, che
accoglie espositori esteri tra i migliori produttori e che consente
di mostrare al mondo l’eccellenza di un settore e del suo tessuto
creativo e produttivo.
Il successo del Salone del Mobile.Milano risiede proprio
nel sistema produttivo che sta alla sua base e che permette di
presentare, ogni dodici mesi, innovazione di prodotto e di processo.
È proprio sulla capacità di innovare continuamente che si gioca
l’affermazione delle imprese presenti al Salone e, di conseguenza,
del Salone stesso. Innovare nelle linee, nelle forme, nell’approccio
al mercato e alla vendita, innovare nella comunicazione, innovare
anche mettendo in discussione alcuni punti saldi del marchio
senza rinnegare la propria storia. È un dovere cui le imprese del
Salone sono chiamate, oggi più di ieri, perché la competizione è
agguerrita, i ritmi sono veloci e il mercato super esigente. Solo con
la continua innovazione e la qualità si può vincere la sfida globale.
Anche il Salone ha il dovere di innovare se stesso senza
rinnegare la propria natura. Deve saper mettere in discussione
modalità e criteri per elevare gli standard e per essere sempre
primo nel modello espositivo e nel servizio al cliente. Non esiste
più il termine si è sempre fatto così, ma solo l’impegno a fare
sempre meglio e più di così.
Impresa
Qualità deve essere oggi qualità sostenibile, che significa
controllare tutti i fattori del processo produttivo – dal disegno
allo sviluppo industriale, dal piano economico al processo di
marketing e di comunicazione fino al servizio post vendita. Qualità
sostenibile non è il green fine a se stesso, non è la sedia di cartone
o il bicchiere di foglie di bambù. Il design sostenibile è un nuovo
modo di fare impresa che tiene conto del fine vita dei prodotti
che, pur essendo per natura eterni, perché oggetti iconici, hanno
necessità di avere una possibilità di riuso. È un design che sempre
più incorpora i principi dell’economia circolare e che presta una
sempre maggiore attenzione all’ambiente, che pensa all’oggetto
andando oltre il suo mero aspetto funzionale e che favorisce
processi di condivisione e riutilizzo.
Fare design, oggi, impone di pensare al domani, alla sua
sostenibilità non solo in relazione ai materiali utilizzati ma anche
ai processi produttivi scelti, mantenendo prima di tutto standard
di qualità certificati e riconosciuti universalmente e, soprattutto,
pensare a un design che duri nel tempo.
Si occuperà di sostenibilità e di qualità intrinseca del design la
prossima Esposizione Internazionale della Triennale, ma da subito
il Salone vuole indagare il rapporto tra la natura e l’abitare con una
mostra-installazione, posta nel cuore della città, che offre spunti
di riflessione sull’abitare del domani e sul modo di rapportare la
progettualità dello spazio interno con la natura dello spazio esterno.
Qualità
I designer e gli architetti, attori principali del successo del sistema
arredo-casa, insieme alle imprese, devono la loro notorietà anche
in parte al Salone e a una Milano industriale che li ha accolti e ha
creduto nella loro capacità creativa.
Partiti con progetti al Salone del Mobile, conquistati Compassi
d’Oro per il design del quotidiano, oggi i nostri grandi maestri
firmano architetture pluripremiate a Dubai, New York, Pechino,
Londra, Sidney, Tokyo, Chicago e in tante altre città internazionali.
Creativi di tutto il mondo vengono a Milano, dove il Salone è
una tappa quasi obbligata, per incontrarsi e per incontrare, per
fare ricerca e per raccogliere il meritato riconoscimento del lavoro
svolto o gettare le basi per futuri progetti.
L’invito del Salone per Milano, oggi, è rivolto ai suoi maestri,
agli architetti e ai designer che hanno contribuito al successo
della manifestazione, alla crescita dei marchi e allo sviluppo
della città. Ora, per il Salone e per Milano, è tempo di guardare al
futuro e, ancora una volta insieme, in un gioco di squadra in cui
tutti ricoprono il proprio ruolo, impegnarsi a disegnare non solo
un’architettura fisica per la città, non solo nuovi arredi da portare
in vetrina al Salone, ma anche nuovi modelli di fare design e
architettura: un nuovo modo di pensare e fare progetto. Un design
che vada oltre le cose, che guardi alle persone, ai bisogni di un
mondo che si evolve e che cerca nuovi segni, ma anche bellezza,
emozione nelle piccole cose del quotidiano. Continuiamo a far
crescere Milano con nuove belle architetture avveniristiche, ma
anche con riconversioni di architetture storiche; pensiamo a un
impegno comune per creare un modello di città sempre più bella e
accogliente, non solo durante il Salone del Mobile.
Progetto
Fare rete significa, prima di tutto, inclusione di culture (al Salone
arrivano visitatori da più di 160 Paesi) ma anche di spazi (il Salone
diffuso nella città, nel centro e nelle periferie), di esperienze e di
nuove forme di accoglienza.
Share è certamente una delle parole più usate e abusate in questo
momento storico, ma la condivisione del Salone parte dal dialogo
con la città. Non esiste Milano senza Salone e non ci può essere
un Salone del Mobile senza Milano. Nella settimana del design,
trovano uno spazio di rappresentazione le grandi multinazionali
di diversi settori, dall’informatica alla tecnologia fino all’industria
alimentare: tutte queste imprese vengono a Milano in quel periodo
proprio per lo spirito di condivisione che lo caratterizza. In quella
settimana c’è un sistema di rete tra comunicazione, industria e
creatività che consente di creare connessioni uniche in un unico
spazio e in un unico momento.
Le multinazionali vengono a Milano a presentare i loro prodotti
durante il Salone del Mobile perché qui, e solo qui, incontrano
il target cui si riferiscono, gli interlocutori che altrimenti non
riuscirebbero a intercettare.
Condividere le idee, i bisogni, le esperienze, condividere i
contatti reali, fare rete per crescere tutti insieme significa costruire
un percorso virtuoso in cui le rispettive competenze, peculiarità
e capacità si rafforzano a vicenda, per moltiplicare le ricadute
positive per l’evento e per la città. E, dopo il Salone, possono
nascere sinergie che creano i presupposti perché questi grandi
brand del sistema economico mondiale si insedino a Milano con
progetti e risorse. Questo è l’obiettivo comune: ottimizzare la forza
centripeta del Salone per rafforzare e mantenere a Milano gli
investimenti che altrimenti andrebbero dispersi altrove.
Condividere spazi di cui la città è ricca per fare sempre più del
Salone il Salone della Città, e condividere pensieri che convergono
nella logica di elevare la qualità del tutto.
Sistema
Il Salone del Mobile alleva da oltre vent’anni i giovani creativi
al SaloneSatellite, una palestra in cui talenti di tutto il mondo
arrivano a presentare le proprie creazioni, i prototipi di quello
che potrebbe essere la chiave d’accesso al design. E, spesso, ci
riescono: trovano qui le imprese giuste per realizzare i loro progetti
creativi; dall’altra parte, le imprese trovano in loro la linfa vitale
per rinnovare il design dei propri prodotti. Perché è al Salone
del Mobile che domanda e offerta si incontrano in un’ottica di
interscambio commerciale, creativo e culturale.
Milano, con le sue scuole di design e università, è anche un
importante polo formativo internazionale. I giovani studiano a
Milano perché qui trovano alcune tra le migliori università del
mondo, siano esse pubbliche o private. Arrivano da tutta Italia e da
tutto il mondo perché Milano è una piattaforma formativa capace
di creare sapere da esportare. Quando questi giovani tornano nel
Paese di origine o si sparpagliano nel mondo, portano con sé le
basi culturali, i modi e gli stili che hanno imparato a Milano.
Milano è un modo di essere: laborioso, concreto, sincero, dinamico.
Giovani
Milano è la città dell’editoria: le grandi testate nazionali sono
collocate storicamente qui, come anche l’editoria del design e
della moda. Il Salone, poi, attrae oltre 5.000 giornalisti da tutto il
mondo. Agenzie, creativi e grafici creano il sistema integrato della
comunicazione e formano la grande community che si mobilita per
una settimana e amplifica, con tutti gli strumenti di informazione,
la storia del Salone. Una community arricchita, negli ultimi anni,
dal mondo digital, al quale il Salone guarda con molto interesse
e una nuova progettualità. L’intento è di cogliere, da questi nuovi
strumenti, opportunità di sviluppo e capacità di ampliare la propria
diffusione di informazione, abbattendo barriere e confini.
Comunicazione
Il Salone del Mobile è un momento straordinario per diffondere
la cultura del design, ma non solo. La storia si fonde con il
contemporaneo; il patrimonio culturale e artistico ispira la creatività
del domani. È un’occasione in cui diverse forme di espressione e
diversi linguaggi si incontrano e si contaminano dando vita a eventi
e rappresentazioni di altissimo livello. Ed è anche un momento per
vivere pienamente e valorizzare l’immenso patrimonio culturale
della città di Milano: il Teatro alla Scala, la rete dei Musei Civici,
Palazzo Reale, la Pinacoteca di Brera, i musei d’impresa e le Case
Museo, ma soprattutto la Triennale. Tutti insieme rappresentano
una ricchezza da scoprire e riscoprire attraverso la contaminazione
con le espressioni creative del design.
È tempo di fare della Triennale il vero spazio del design e
dell’architettura, lo spazio museo che racconta la storia di tante
storie, di persone, oggetti, imprese, avvenimenti. Un Museo che
non c’è, e che Milano deve avere.
Cultura
Milano al centro
Milano è la città con cui molte metropoli del mondo si
confrontano. È una città internazionale. È un nuovo modello.
Milano, oggi, comprende diverse dimensioni e tanti modi di essere,
proiettata e aperta come è con il suo dinamismo verso il mondo.
Milano è tornata a essere capitale morale di un Paese bello e ricco
di cultura, quale è l’Italia, e ha saputo, in questi anni, far emergere
la sua natura cosmopolita, che va oltre l’operosità riconosciuta da
sempre ai suoi abitanti.
Milano, oggi, è la “grande Milano”. Nella sua seppur piccola
dimensione geografica, al pari di grandi metropoli del mondo, riesce
a concentrare una serie di eccellenze che ne sono il motore.
È la versione 4.0 della “Milano da bere”, quella Milano in
cui tutti vogliono essere, a place to be come recita il claim del
Comune, ma che davvero è lo spazio in cui le cose prendono
forma e si comunicano.
La nuova toponomastica della città ha cambiato le prospettive e
i flussi delle persone: non esiste più un solo centro nevralgico ma
ci sono più spazi, la storia e il nuovo.
La sede espositiva del Salone del Mobile ha una precisa valenza
nel rapporto tra la manifestazione e la città: il quartiere espositivo,
progettato da Massimiliano Fuksas, ha rappresentato una sfida per
i più scettici che dieci anni fa denigravano la scelta di decentrare
i padiglioni espositivi a Rho. Il Salone del Mobile ha vinto la sfida:
connesso con il cuore della città da una metropolitana efficiente
e pratica, con il treno ad alta velocità che porta a Torino in 50
minuti, a Bologna in 60 minuti e a Firenze in 100 minuti, il Salone
è il centro della città del design.
Per una settimana la geografia della città viene ridisegnata con
nuovi equilibri, portando aree normalmente dismesse o poco
frequentate a essere vetrina e laboratorio di sperimentazione e di
creatività: questo è il “Salone diffuso”, l’evoluzione del concetto
di Fuorisalone.
Nella settimana del design, la carta vincente di Milano è
certamente il Salone del Mobile, che attrae pubblico e business.
Grazie a questa concentrazione di opinion leader è nato, con la
spontaneità e la generosità di una città inclusiva come Milano,
il Fuorisalone, ossia tutto quanto succede fuori dai confini della
fiera. Superando il concetto di Fuorisalone, il Salone trasforma la
città in uno spazio liquido, che si apre a tante esperienze e a tanti
momenti di incontro e condivisione.
La centralità del Salone rispetto alla geografia di Milano
deve essere un esempio virtuoso e un modello possibile per la
riconversione dell’ex area Expo, affinché anche quello spazio
possa essere centrale e attrattivo nella città.

Elisa Giacon
Appassionata arte architettura Designer

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