PORTOGRUARO, “RIFLESSI” DI MOSAICO ALLA GALLERIA AI MULINI

Il mosaico anima il nostro paese e le nostre terre, è storia, cultura, laboriosità artigiana, arte dal sapore antico e dai risvolti contemporanei. L’uomo ha sempre manifestato la volontà di decorare, utilizzando ciò che trovava in natura già dal Neolitico, in quel periodo erano i fenomeni atmosferici, la terra stessa ad imprimere il colore.

Dietro alla parola mosaico ci sta qualcosa di profondo, il desiderio del bello e dell’ispirazione, le opere musive sono appunto degne delle muse, dal latino opus musivum, infatti, non di rado trovavano degli anfratti dedicati alle Ninfe o Muse. Questa non è la sola origine individuata dei mosaicisti, ma se posso pensare all’opera di Giulio Candussio e di chi ha seguito il suo imprinting voglio credere che ci sia l’ardore, la passione delle potenze divine dei boschi, dei monti delle acque e delle sorgenti. Una tensione suprema che riconduce all’ambiente, inteso come cosmo. Le sue opere, infatti, non hanno un limite dettato da un materiale che ha una certa presenza, ma puntano ad andare oltre, a varcare i limiti terreni. A volte la strada da intraprendere è quella apparentemente più semplice: ritornare bambini e giocare con i colori e le forme, accostarle per individuare il senso che ogni tinta ispira. Solo il bambino è libero, ama giocare e ripetersi senza avere a che fare con la noia, la solitudine, il senso di abbandono. Può essere stravagante, misterioso, può scoprire attraverso l’accostamento di cromie, ritmi e flussi.

Ogni artista ha la sua peculiarità, ma nell’insieme c’è la volontà di trovare nelle pietre i riflessi, come se l’uomo dovesse specchiarsi, analizzare interiormente per ritornare all’antica purezza. Ma la strada “materica” che si appresta a percorrere in questo tragitto dell’introspezione è irta di pericoli, la società è corrotta, si è spinta oltre il giusto, ha trapassato i valori e ritornare indietro non è così facile. Nella precisione, nell’attenzione a trovare gli antichi splendori della pietra ci si imbatte nell’irregolarità della materia che a volte prende il sopravvento sulla volontà dell’artista. La natura non la puoi imbrigliare, puoi trovare solo un connubio, una continua ricerca del vivere in simbiosi, nel rispetto reciproco.

Formale e informale nelle opere devono cercare un punto di equilibrio, c’è chi inventa nuovi modi di tagliare la pietra puntando sull’irregolarità e c’è chi tenta di cavalcare l’onda del rigore. In questa collettiva che inaugura sabato 14 luglio alle ore 18 alle Galleria Ai Mulini di Portogruaro, nel Veneziano, curata dal critico d’arte Boris Brollo vi è racchiusa la storia del mosaico, il rapporto che storicamente si è avuto tra le opere orientali e occidentali, il forte legame con il territorio.

Il mosaico può diventare evanescente quanto un’opera su carta, oppure si fa scultura tridimensionale tanto da andare ad abbracciare il suo pubblico. A volte la pulizia formale diviene estrema, a volte l’intento concettuale è talmente evidente da risultare attinente alla figurazione. Notiamo impronte e rifrazioni, sinergie bizantineggianti ed echi newyorchesi che fanno di una tecnica millenaria, la protagonista del divenire.

Amo l'Arte in tutte le sue declinazioni e follie. Cuore bassanese e castellana d'adozione, rincorro mostre, musei e gallerie sparsi nel mondo che poi recensisco su Storie di Eccellenza. Come artista visiva mi firmo Ketra da quando ho preso in mano la china per poi traghettarmi verso altri media più sperimentali. Agatha Christie, Bauhaus e Siouxsie&The Banshees i miei compagni di viaggio.

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