Quella corsa fotofobica tra i boschi

Sono fotofobico. Ma contento. Il motivo? Prima ero miope, la mia vita era incollata alle stanghette degli occhiali. Non potevo fare un passo fuori dal letto se prima non li avevo inforcati. Non potevo andare al mare e tuffarmi in acqua vedendo quello che mi accadeva attorno. Giocavo a basket, e alcuni mi ricordano ancora per la surreale mascherina blu che indossavo al tempo. Nessuna visione periferica, solo un blocco di plastica tra me e la luce.

Insomma, dopo l’operazione col laser, quando da un “meno quattro diottrie e mezza per occhio” sono diventato un “ora ci vedo undici decimi” la mia vita è cambiata. In meglio. Con qualche leggero cambiamento. La luce solare diretta infatti adesso mi dà fastidio, a volte mi fa quasi male, tanto peggio se riflessa su superfici bianche come neve o roccia. E di notte, quando vedi i lampioni, là in fondo, mentre corri in auto: ecco, la luce si deforma e si allunga leggermente.

Niente di grave, niente di invalidante. Ma poi se ci metti che adoro correre in montagna e che lo skyrunning è fatto di tratti in cresta esposti al sole, tratti al buio, dentro i boschi, e tratti dove si alternano luce e buio, beh, ecco che trovare gli occhiali giusti diventa un mantra. Perché se sono troppo scuri poi non vedi i sassi e nel radici sotto gli alberi. Ma se sono troppo chiari ti fanno soffrire se qualche lama solare taglia le nuvole e giunge a terra.

Ebbene, è stata una bella esperienza correre l’altro giorno il Cmp Trail, a Bassano del Grappa, con un paio di occhiali con le lenti fotosensibili. Manco ne conoscevo l’esistenza: non credevo che negli occhiali da sportivi fosse possibile inserirle. Il modello che ho provato è stato un Tralyx, top di gamma della collezione Rudy Project. Leggerissimo, solo 28 grammi,  nasello e terminali regolabili con le prese d’aria sul frontale e nelle aste per ridurre al minimo i rischi di appannamento.

Ma quello che a me interessava nelle discese ardite e nelle risalite erano le lenti fotocromatiche. “Realizzate con polimeri semi-rigidi in poliuretano – spiegano dall’azienda trevigiana che produce gli occhiali – le lenti ImpactX hanno un’eccezionale reattività ai cambi di luminosità e in pochi secondi scuriscono o schiariscono a seconda del variare delle condizioni di luce, partendo da uno stato trasparente iniziale. Le lenti sono dotate anche di filtro HDR che migliora la percezione dei colori e aumenta il contrasto nelle zone d’ombra, assicurando ai runners una percezione dei dettagli ottimale anche all’interno dei boschi”.

E così ho scoperto che la colorazione che più si adatta alle esigenze del trail runner è quella a base rossa, reagisce molto rapidamente ai cambi di luce sia quando la luminosità aumenta che quando diminuisce di colpo.

Il resto è il racconto di poco più di due ore e mezza di corsa, per una volta con la soddisfazione di non dover appoggiare gli occhiali in testa, bagnarli tra i capelli sudati, quando è scuro e rimetterli, doverosamente appannati, appena rispunta la luce. Arrivi al traguardo e quasi manco ti accorgi di averceli ancora addosso, quegli aggeggi magici che ti fanno dimenticare tutto, persino la fotofobia.

Il dolore alle gambe e la fatica, beh: quelli sono rimasti uguali. Lenti rosse o non lenti rosse.

Ma lì è colpa mia, mi sarei dovuto allenare meglio. E ce l’avrei fatta. Anche ad occhi chiusi.

La scrittura è una malattia, che cura da vent’anni con tutto il giornalismo possibile: ha lavorato per due quotidiani, una televisione e mezza dozzina di riviste, guidato da direttore responsabile magazine e siti internet. Autore di un libro storico sul secondo dopoguerra e di un romanzo di narrativa, ama firmare reportage di viaggio ed è membro del Gruppo italiano stampa turistica. Si emoziona per un calice di Prosecco o per una alchimia di gusti nel piatto. Runner per passione, ha vissuto più maratone di quanto potesse sognare ma trova quiete solo correndo tra i monti e nelle note della moonlight sonata di Beethoven. Vive con Ketra, tre gatti e un cane zoppo. È il direttore di Storie di Eccellenza.

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