L’ARTE COME OSSESSIONE DI BIAGIO PANCINO

La mostra “L’Arte come Ossessione” che si terrà nella galleria comunale Ai Molini vedrà “Parcours” che sono 30 metri di pittura segnico-futurista alta 2 metri degli anni Settanta (1971). E la “ Grande Biblioteca” (1985/1993) che è il tentativo di sistematizzare e controllare il mondo dei valori umani e che discende dalla catalogazione aristotelica. Trattasi, in ultima analisi, della storia di due ossessioni/possessioni visivo artistiche di un nostro grande Protagonista  dell’Arte Italiana; così viene descritto da Roberto Daolio e Renato Barilli nel catalogo della mostra Anniottanta, Mazzotta editore, 1985.

Biagio Pancino è nato a Santo Stino di Livenza (VE) nel 1931 e la sua carriera di autodidatta inizia con la frequentazione di pittori regionali veneti. Nel 1948 emigra, prima a Zurigo, poi a Parigi, dove dal 1952 si stabilisce definitivamente. Tiene contatti con l’ambiente spazialista veneziano, grazie all’amico Joppolo col quale si è incontrato con Tancredi a Parigi, dove lo stesso Beniamino Joppolo si è stabilito dal 1954. Pancino dopo un inizio pittorico alla luce di un realismo sociale si avventura in pittura cubo/futurista derivatagli dalla frequentazione degli studi di Severini e di Leger. Questa pittura viene presto superata dall’informale degli anni Cinquanta, che vigeva allora in Parigi, mescolato a quello spazial/futurista delle rimpatriate veneziane. Dal ’68 al 1975 espone le sue ricerche sul colore e sul vuoto accanto ad artisti come Daniel Buren e Niele Toroni per avviare, subito dopo il ’75, una sua personale riflessione sull’Effimero e la caducità della materia che pervadono la vita e l’arte contemporanea. Ciò lo conduce all’inserimento nel quadro di materiali organici, e quindi deperibili, a dimostrazione dell’ineluttabilità di un destino di consunzione che investe l’opera stessa la quale si salva solo attraverso la pellicola colorata che egli dà a questi elementi organici (Carciofi, e soprattutto Patate) definendo il tutto come Universalis Polychromia .

Negli anni Ottanta tiene alcune conferenze/performance al Beaubourg e nel 1985 viene chiamato da Renato Barilli alla mostra Anniottanta di Rimini dove è posto fra i Protagonisti Italiani. Giorgio Celli l’entomologo, e il critico Roberto Daolio, s’interesseranno a questa sua fase sull’Effimero che viene storicizzata nel 1981 con un libretto a loro firma in una mostra a Palermo dentro la Vuccirìa. Biagio Pancino, da quel momento in poi firmatosi come BP, vive e lavora nei dintorni di Sens, nella splendida campagna parigina, che lo  ha onorato con mostre personali e una grande recente antologica. In Italia ha pubblicato 5 libri sulla sua opera tutti curati da Boris Brollo.

L’ARTE COME OSSESSIONE

(PARCOURS & BIBLIOTHEQUE)

di Biagio Pancino

Galleria d’Arte Contemporanea

Ai Molini – Portogruaro (VE)

29 aprile – 24 giugno, 2018

Inaugurazione Domenica 29 Aprile 2018

Ore 11.00

Amo l'Arte in tutte le sue declinazioni e follie. Cuore bassanese e castellana d'adozione, rincorro mostre, musei e gallerie sparsi nel mondo che poi recensisco su Storie di Eccellenza. Come artista visiva mi firmo Ketra da quando ho preso in mano la china per poi traghettarmi verso altri media più sperimentali. Agatha Christie, Bauhaus e Siouxsie&The Banshees i miei compagni di viaggio.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *