La Marcia de Bepi Sarto, le lucciole e quel bambino arrivato numero 642

Duemilacinquecento iscritti, ma chissà quanti di più c’erano o per aspettare gli amici o giusto per farne un tratto. Successo da record per la quarantacinquesima edizione della Marcia de Bepi Sarto, uno degli eventi podistici più partecipati della provincia di Treviso, sicuramente la marcia in notturna più antica e più bella. Adesso va di moda correre all’alba o al tramonto. Nel 1980 quando gli organizzatori decisero di proporla per la prima volta sembravano dei pazzi. La gara era iniziata nel 1973 ed era una tredici chilometri da Castelfranco Veneto a Riese Pio X, sul percorso che Bepi Sarto, poi divenuto Papa Pio X, faceva con le scarpe in mano per non consumare la suola mentre andava a scuola.

Da allora ne sono passati di anni, il running è diventato una delle poche mode che è bene che la gente segua. E il gruppo della Pro Loco che organizza l’evento – Luca Campagnolo su tutti, ma il presidente Luciano Ceccato non è da meno, senza dimenticare le decine di volontari e gli sponsor – ha fatto un lavoro egregio in questi anni. Il percorso di sabato notte era illuminato ovunque da lucette, uno sforzo epico e maggiore rispetto alle passate edizioni. I campi, i cavini, l’entroterra riesino si è messo in mostra e sembrava una poesia; il Curiotto è un’emozione senza paragoni. Luoghi non noti neppure ai residenti, a volte, che per una notte sono invasi da famiglie e runner seri, da compagnie di amici che passeggiano e gruppi di marciatori che arrivano da tutto il Veneto per correre i sei o i dieci chilometri – a proposito: pare che per le prossime edizioni si stia valutando di rifare il percorso originario, quello degli anni Settanta. Sarebbe fantastico.

E poi ci sono le lucciole, non è così facile vederle durante l’anno. Ma se c’è una certezza, è che sui sentieri della Marcia di Bepi Sarto troverete quei fantastici animaletti che emettono energia e luce con il loro corpo. Sono scomparsi ovunque, a Riese l’ultimo sabato di maggio ne arrivano a decine ad illuminare e rendere romantico il percorso. Magia o caso, non ricordo una edizione senza lucciole e non ricordo di vederle altrove, durante l’anno.

Infine, sia concessa una immagine. C’era un bambino di quasi quattro anni, che sul percorso dei sei chilometri era caduto con la sua bicicletta rossa e si era pure fatto male. Lacrimucce, qualche centinaio di metri sulle spalle dello zio e poi la decisione, arrivati alla Casetta del Papa, di correre fino al traguardo. Era ancora lunghetta, il parco di Villa Eger sembrava non finire mai. Tanto che il bambino aveva iniziato a rallentare. Poi, usciti da parco, sul cemento, è caduto di nuovo sul marciapiede. Stava per mollare, destino crudele. Ma poi ha visto che in fondo c’era il gonfiabile del traguardo, c’era la gloria. Ed è ripartito a tutta birra, superando gli altri che camminavano. Posizione al traguardo: 642, due prima della zio.

Mitico. È lui ad aver vinto.

La scrittura è una malattia, che cura da vent’anni con tutto il giornalismo possibile: ha lavorato per due quotidiani, una televisione e mezza dozzina di riviste, guidato da direttore responsabile magazine e siti internet. Autore di un libro storico sul secondo dopoguerra e di un romanzo di narrativa, ama firmare reportage di viaggio ed è membro del Gruppo italiano stampa turistica. Si emoziona per un calice di Prosecco o per una alchimia di gusti nel piatto. Runner per passione, ha vissuto più maratone di quanto potesse sognare ma trova quiete solo correndo tra i monti e nelle note della moonlight sonata di Beethoven. Vive con Ketra, tre gatti e un cane zoppo. È il direttore di Storie di Eccellenza.

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