INTERVISTA AD ANDREA “BUDU” TONIOLO

Sarà un’avventura ai limiti della possibilità umane quella di “Iceland Alone”. Una sfida con alta percentuale di rischio.

Che condizioni aspetti di trovare in quest’avventura?

“Oltre alla neve e al ghiaccio, mi aspetto di trovare temperature molto rigide comprese tra i meno 5 e i meno 35 gradi, quindi costantemente sotto lo zero. Venti freddi che soffieranno fino a 120 km orari. Ogni mattina la sveglia sarà alle 7 e dovrò subito riscaldare il ghiaccio per poterlo scongelare ed avere quindi acqua da bere… Le ore di luce fioca a disposizione per correre saranno poche, conto di farlo dalle 10 alle 16 al massimo. Poi mi dovrò fermare per piantare la tenda e organizzarmi per la notte…”

Per avere successo in quest’impresa di cosa avrai bisogno?

“Per poter arrivare fino in fondo la componente fondamentale sarà la concentrazione, alta e costante. Ad esempio nel dosare le forze durante la giornata. Dovrò correre fino a consumare massimo l’80-85% delle mie energie. Il resto lo dovrò conservare per la preparazione serale. Montare la tenda, cambiarmi accuratamente, evitare che il sudore ghiacci e possa raffreddarmi il corpo, prepararmi il cibo. Prestare particolare attenzione ad essere sempre protetto, in particolar modo gli occhi e la pelle del viso, perché il rischio di ustioni da freddo o da luce di rifrazione sulla neve è altissimo. Non mi potrò permettere distrazioni”.

Quali motivazioni di sono dietro la scelta di seguire una dieta vegetale?

Ho ereditato la “cultura del buon cibo” dai miei genitori e posso anche coltivare la maggior parte della frutta e della verdura che mangio. Non mangio prodotti di origine animale ed evito il più possibile la grande distribuzione. I motivi sono 2. Ho lavorato per un periodo in un allevamento intensivo e dopo quello che ho visto non voglio più far parte di quel mondo, nemmeno da consumatore. Il secondo motivo sta nel fatto che ho avuto problemi di stomaco e pesantezza durante i primi tempi di allenamenti e gare. Li ho risolti grazie al mio amico Amos che mi suggerì diversi libri riguardo questo tipo di dieta… Ho capito che una dieta vegetale avrebbe risolto le mie difficoltà digestive e così è stato.

Rispetto a Capo Nord il coefficiente di difficoltà sarà più alto?

“Certamente. Prevedo di dover affrontare la privazione dei bisogni primari. Ad esempio il sonno quando arriveranno bufere notturne con venti a 120 km orari… Non potrò di certo dormire in questo caso, ma dovrò restare sveglio per tenere bloccati i pali della tenda evitando che volino via per il vento… In alcune aree lungo il mio percorso non ci sono case né villaggi per centinaia di chilometri… Affrontare la solitudine in un contesto così avverso sarà una sfida nella sfida”.

A cosa pensi quando corri?

“Se dovessi stampare uno slogan sulla mia maglietta sarebbe questo ‘Un uomo che corre è un uomo che pensa’. Perché quando corro si alternano nella mia testa due stati mentali completamente diversi. Ci sono momenti in cui riesco a pensare così profondamente come non potrei mai fare ‘da fermo’. A questo stato si alternano momenti in cui invece la mia mente si sgombra totalmente, non ci sono pensieri, solo estasi di fronte al paesaggio che vedo… Si corre con la mente prima, con le gambe poi…”.

La scrittura è una malattia, che cura da vent’anni con tutto il giornalismo possibile: ha lavorato per due quotidiani, una televisione e mezza dozzina di riviste, guidato da direttore responsabile magazine e siti internet. Autore di un libro storico sul secondo dopoguerra e di un romanzo di narrativa, ama firmare reportage di viaggio ed è membro del Gruppo italiano stampa turistica. Si emoziona per un calice di Prosecco o per una alchimia di gusti nel piatto. Runner per passione, ha vissuto più maratone di quanto potesse sognare ma trova quiete solo correndo tra i monti e nelle note della moonlight sonata di Beethoven. Vive con Ketra, tre gatti e un cane zoppo. È il direttore di Storie di Eccellenza.

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